Vittoria Puccini: «Vivere i personaggi»
La stella della Tv parla della sua “Gatta sul tetto che scotta”
CAGLIARI. «Quando affronti un personaggio non lo giudichi, lo vivi. Cerchi di capire la sua emotività, senza fare confronti con te stesso. Sicuramente sono partita dalla sua fisicità non contenuta ma assolutamente viva, per poi passare all’emotività della donna istintiva e molto diretta».
Vittoria Puccini, (fiorentina classe 1981, stella del piccolo schermo consacrata dalla serie televisiva “Elisa di Rivombrosa” del 2003), protagonista de “La gatta sul tetto che scotta” di Tennesee Williams che ha aperto la stagione CEDAC a Sassari al Comunale ed è in cartellone al Massimo di Cagliari fino a domani, parla del suo personaggio.
«Maggie – racconta l’attrice - è una donna piena di vita, che all’inizio dello spettacolo si trova prigioniera di un matrimonio fatto di forma e superficialità, e lei vuole rompere queste convenzioni per affermare il diritto ad amare ed essere amata. E lo fa esercitando la sua fisicità in modo esplicito. È una donna anticonformista, autentica, che non ha paura di mostrare i suoi sentimenti, ed esprimere ciò che prova. Ad un certo punto esplode e tira fuori tutto quello che ha dentro, per cercare di ricostruire col marito un rapporto più autentico, fatto di sentimenti veri, nel momento in cui nella famiglia si aggira un sentimento di morte».
Lo spettacolo, con la regia di Arturo Cirillo, mette in luce i conflitti familiari al centro del capolavoro di Williams. «Ci sono due piani che vanno avanti parallelamente per tutto lo spettacolo. Da una parte quello sentimentale, di una moglie che cerca di riconquistare il marito perché lo ama e non accetta un rapporto solo formale. Dall’altra c’è la questione dell’eredità, il suocero, molto malato, sta morendo. Maggie è una donna nata povera e non vuole più esserlo, e il cognato e la cognata cercano di accaparrarsi tutta l’eredità e lei non vuole essere tagliata fuori col marito da ciò che le spetta. La sua è una costante lotta contro l’ipocrisia – prosegue l’attrice – contro la falsità dei rapporti, nella ricerca di una identità, di una verità dentro di sé e negli altri. A volte ci neghiamo le cose rimuoviamo, facciamo finta che i problemi non esistano. Invece lei li affronta, e con la sua voglia di vivere vuole superarli».
Per Vittoria Puccini, dopo il successo nelle serie televisive e nel cinema, il teatro è stata una nuova esperienza, con un bilancio positivo. «Era un progetto di cui si parlava da tanti anni, ma ero un po’ bloccata dalla paura di affrontare un’esperienza nuova e così difficile, per la quale avevo un timore reverenziale. Ma l’anno scorso è scattato un click, ho sentito fortissima dentro di me l’esigenza di confrontarmi con il teatro. Sono stata molto fortunata a trovare un regista e attore di grande talento come Cirillo che mi ha aiutata e accolta senza pregiudizi, senza forzarmi, anche utilizzando sul palco la mia precedente esperienza televisiva e cinematografica. È stato un bellissimo lavoro, anche con Vinicio Marchioni, nel ruolo del marito Brick, che è un amico, un attore con cui avevo lavorato in cinema e tv. E il contatto diretto con gli spettatori tutte le sere è qualcosa di assolutamente magico che solo il teatro può dare. Ti scoprono in una veste diversa, ti vedono da vicino, abbassando il muro dello schermo, e diventa una sorpresa positiva anche per loro. Ogni volta che me lo dicono per me è una fonte di soddisfazione incredibile. E poi l’affetto che mi dimostrano, vedere i teatri sempre pieni… anche quella è una grande soddisfazione».
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