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buco nella sanità/i commercianti bocciano il piano di rientro

«Ma quale “Robin Hood”, le tasse bloccheranno la timida ripresa»

«Ma quale “Robin Hood”, le tasse bloccheranno la timida ripresa»

CAGLIARI. Il piano anti deficit non piace a sindacati e associazioni di categoria. Per loro l’aumento delle tasse, per quanto circoscritto alle fasce di reddito più alte, è una misura iniqua. Segno...

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CAGLIARI. Il piano anti deficit non piace a sindacati e associazioni di categoria. Per loro l’aumento delle tasse, per quanto circoscritto alle fasce di reddito più alte, è una misura iniqua. Segno contrario al piano di riordino di rientro da parte dei commercianti. «Apprezziamo la decisione di iniziare a intervenire sulla revisione della spesa, ma riteniamo totalmente inopportuno utilizzare termini come 'Robin Hood' che richiamano periodi feudali dove si toglieva ai ricchi per dare ai poveri – sostiene Agostino Cicalò, presidente di Confcommercio Sardegna –. Anzichè ipotizzare aumenti delle tasse occorre accelerare molto di più il processo di razionalizzazione della sanità che ha generato i buchi e attuare un'azione più incisiva sul fronte dell'evasione. Ogni aumento della tassazione a qualunque livello comporta una minore crescita dei consumi interni che sono il punto debole della nostra economia che viene colpita nel momento in cui si vedevano i primi segni di ripresa. Questi aumenti, se approvati ritarderanno ulteriormente questa timida ripresa lasciandoci indietro rispetto a tutti gli altri. Inoltre sollecitiamo la Regione ad assumere decisioni sulla spending review che siano improntate a non penalizzare i settori produttivi dell'isola, già oggetto di tagli negli scorsi anni».

Sindacato. Contro la manovra anche il sindacato. «Non possono essere ancora una volta i cittadini a pagare i deficit creati da una classe dirigente, incapace di amministrare la cosa pubblica – afferma il segretario generale Ust-Cisl, Fabio Enne –. Intervenire sull'addizionale regionale dell'Irpef e aumentare l'Irap è una scelta scellerata in un momento di grave crisi economica e sociale. La nostra isola, in particolare, la zona del Sulcis Iglesiente paga decenni di scelte sbagliate in campo sanitario e non solo. Rischiamo di concludere il 2015 con una tragica maggiorazione delle tasse e una drastica diminuzione dei servizi sanitari essenziali. Ciò che sta accadendo nella ex provincia del Sulcis Iglesiente ne è la prova. Servizi e reparti concentrati, di fatto, in un unico presidio ospedaliero a causa dei tagli e di una maldestra riorganizzazione sanitaria. Auspichiamo un cambio di marcia da parte della giunta regionale».

Lai contro Cappellacci. Sulla manovra per ripianare il buco da 400 milioni di euro della sanità interviene anche il senatore del Pd, Silvio Lai, che se la prende con l’ex governatore Ugo Cappellacci. «Ci vuole davvero faccia tosta a criticare chi è impegnato a incollare i cocci di ciò che è stato sfasciato da te. Cappellacci e il centrodestra sulla sanità dovrebbero solo osservare un rigoroso silenzio e chiedere scusa ai sardi che saranno costretti a pagare tributi resi obbligati dalla mala gestione della giunta precedente. E dovrebbero ringraziare la Giunta che per due anni ha cercato con tutte le forze di evitare questo amaro calice con una gestione ordinaria e con un approccio britannico». Cappellacci ha accusato Pigliaru e la sua giunta di tagliare posti letto negli ospedali e azzerare l’assistenza. «Forse farebbe meglio a spiegare perché non ha provveduto 6 anni fa a fare il piano di razionalizzazione ospedaliero e perché ha aumentato la spesa farmaceutica nei suoi 5 anni di quasi 100 milioni all'anno – attacca ancora Lai –. E molte altre sarebbero le cose da denunciare ma ora è il tempo di guardare alla realtà. Purtroppo il disavanzo è ormai tale che occorre passare alle maniere forti e a cambiamenti radicali che consentano di limitare nel tempo il contributo chiesto ai cittadini. La Sardegna può uscire dall'ultimo posto in Italia per disavanzo e tornare tra le regioni virtuose, a condizione che, come ha fatto Pigliaru, siano rese chiare le responsabilità e rapidi quanto profondi i cambiamenti da fare».

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