Soru bacchetta Pigliaru: «Si deve cambiare passo»
Il segretario regionale critico verso la giunta sulla riforma della sanità «Scarsa comunicazione, le tasse aumentano per colpa del centrodestra»
ORISTANO. Il Pd processa la giunta, ma la sentenza è rimandata al 2016. I dem esprimono dubbi e perplessità sull’operato di Pigliaru e della sua squadra. Critiche più sul metodo che sul merito, soprattutto in materia di sanità ed enti locali, a cui fa seguito una richiesta di cambio di passo. Lo chiede velatamente il segretario Renato Soru, lo domandano a gran voce i componenti della direzione. Solo una parte, a dire il vero. L’altra, maggioritaria, ieri a Oristano non si è vista. Una diserzione figlia dei mal di pancia che a correnti alternate colpiscono il Pd. «O un partito s’incontra per discutere oppure non esiste – ha dichiarato il segretario –. Mi era stato chiesto di fare un incontro sulle politiche della Regione e ovviamente speravo in una direzione più affollata». Le assenze non hanno impedito a Soru di andare avanti per la sua strada e di aprire il dibattito sulla politica regionale. All’ordine del giorno la decisione della giunta Pigliaru di ritoccare Irpef e Irap per ripianare il buco della sanità, ma anche la riforma degli enti locali. Due temi su cui Soru esprime riserve sull’operato della giunta Pigliaru. «Noi dobbiamo difendere la giunta, ma anche guidarla, indirizzarla, sollecitarla. Non siamo soddisfatti di come stanno andando i processi di riforma di sanità ed enti locali. È un giudizio che va al di là del merito, ma è fuor di dubbio che tra il livello regionale e quello nazionale il passo sia diverso».
Il confronto con Renzi. Una stilettata con cui Soru dichiara la sua netta preferenza per il modus operandi di Renzi rispetto a Pigliaru. In particolare in materia di tasse. Perché mentre a Roma si annunciano tagli e riduzioni, a Cagliari si va in controtendenza. Anche se non è il ricorso - obbligato, sottolinea anche il segretario - all’aumento delle aliquote a non convincerlo, quanto il deficit di comunicazione. «Quello del disavanzo della sanità è un tema enorme, che ci è piombato addosso all’improvviso. Dovevamo affrontarlo prima, è vero, ma soprattutto dovevamo spiegare ai cittadini perché stiamo chiedendo loro di contribuire in maniera maggiore alla spesa pubblica».
Le accuse a Cappellacci. Soru fa un salto indietro di sette anni, quando era ancora alla guida della Regione. «Dobbiamo dirlo dove nasce questo disavanzo, Nel 2008, quando governavamo noi, la Corte dei conti dichiarava che era stato raggiunto un punto di equilibrio. Cinque anni dopo, con il centrodestra al governo, il buco è ritornato a superare i 400 milioni di euro. Bisogna dirlo in modo chiaro: noi non chiediamo un contributo ai sardi perché siamo dei vampiri, come ci ha definiti Cappellacci, ma perché dobbiamo pagare i danni dei suoi disastri».
La vertenza entrate. Cambio di passo, dunque, sulla comunicazione. Anche perché, sottolinea Soru, i risultati cominciano a vedersi. «La partita della vertenza entrate si è chiusa bene. È stato fatto un ottimo lavoro e abbiamo portato a casa conquiste importanti: riceveremo i sette decimi di tutte le imposte che lo Stato applica sui giochi, a prescindere dalla sede legale, tutto ciò che viene prodotto in Sardegna e che produce reddito in Sardegna dovrà essere partecipato in Regione. Allo stesso modo la partecipazione all’Irpef per il lavoro svolto in Sardegna resterà nell’isola. Resta il problema degli accantonamenti, che dovrà essere la nostra prossima battaglia, perché sono stati imposti in maniera non equa alla Sardegna».
La riforma della sanità. Ma è la sanità la vera grande sfida della Regione. «Io dico che spendiamo troppo e male. Non possiamo destinare tutto il nostro reddito alla sanità. Basta con gli ospedali sotto casa che costano tanto. La buona politica deve essere capace di fare sintesi: ridurre le tasse e dare un buon servizio. Tra spending review e maggiori entrate possiamo finanziare la sanità».
La direzione. Prima di Soru si sono avvicendati al microfono i (pochi) componenti della direzione presenti, tutti molto critici sull’azione di Pigliaru. «Sembra di essere tornati ai tempi della sinistra tasse e spese», ha tuonato l’ex consigliere Chicco Porcu. «Infelici sia nella gestione dell’Irpef che in quella del varo del treno», ha aggiunto il presidente di Anci, Pier Sandro Scano. «Gli elettori ci giudicano per quello che facciamo e non per quello che non ha fatto Cappellacci: noi stiamo aumentando le tasse», ha attaccato Andrea Murgia, nel 2013 candidato a governatore alle primarie. Già gli elettori, gli stessi che l’ex deputato Tore Cherchi ha definito «il nostro capitale da tutelare». E a cui anche Soru ha dedicato la chiusa del suo intervento. «Alle prossime elezioni ci dovremo presentare noi, qualche assessore non so».
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