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lo studio di Confindustria

In Sardegna ritorna l’ottimismo: primi segnali di ripresa economica

In Sardegna ritorna l’ottimismo: primi segnali di ripresa economica

CAGLIARI. Il 2015 non è stato un disastro, con qualche discreto segnale di ripresa e non manca neanche «un sano ottimismo» per l’anno prossimo. Parola di 100 imprenditori intervistati dalla...

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CAGLIARI. Il 2015 non è stato un disastro, con qualche discreto segnale di ripresa e non manca neanche «un sano ottimismo» per l’anno prossimo. Parola di 100 imprenditori intervistati dalla Confindustria, con subito una precisazione perché da nessun’altra parte si facciano illusioni: «Quello di buono che abbiamo raccolto, è stato solo merito nostro. Abbiamo fatto tutto noi». A sostenerlo, uno dopo l’altro sono stati il presidente regionale Alberto Scanu, e i vertici delle quattro province: Maurizio de Pascale (Sardegna meridionale), Pierluigi Pinna (Nord Ovest), Roberto Bornioli (Nuoro) e Giuseppe Ruggiu (Oristano). «Il 2015 – ha esordito Scanu – è stato un anno di transizione, con un leggero miglioramento sul 2014. Forse siamo venuti fuori dalla grande crisi e l’anno prossimo potrebbe essere quello della svolta, ma lo sarà solo se la politica, che in parte ci ha deluso, riuscirà a sciogliere i nodi storici: energia, trasporti, infrastrutture, semplificazione amministrativa e zero burocrazia». Altrimenti: «Vedremo sfumare un’altra grande occasione», ha aggiunto de Pascale.

L’indagine. A campione, ha coinvolto 100 imprese tra le più rappresentative nei settori agroindustria, metalmeccanico, edilizia, energia-ambiente, turismo e trasporti. Poi anche per dimensione: dalle piccolissime, con alla macchina solo il proprietario-artigiano, alle più grandi, oltre 100 dipendenti. Un altro criterio è stato il territorio. «Con questa indagine – ha detto il team di Confindustria – abbiamo voluto ricostruire un quadro, il più realistico possibile, dello stato economico della Sardegna». Slide, torte e grafici, il riassunto è stato «un leggero miglioramento sul 2014», anche se in valori assoluti «il Prodotto interno lordo è rimasto inchiodato da un anno all’altro».

Fatturato. Il 92 per cento delle imprese intervistate chiuderà l’anno con un bilancio in aumento o stazionario. Solo 8 aziende su 100 prevedono una diminuzione. E che 2016 sarà? «Speriamo in bene», è la previsione.

Ordini. L’andamento è stato positivo per il 48 per cento delle imprese. Stazionario per 45. «Però – ha detto Scanu – veniamo da un recente passato disastroso e, con sincerità, diciamo: chi di noi ha resistito, è un sopravvissuto».

Export. Il 21 per cento degli imprenditori ha dichiarato di aver aumentato la quota con l’estero, 60 è riuscito a difendere quanto aveva. Anche le aspettative sono velate da un discreto segno più: il 37 per cento sostiene che gli ordini aumenteranno nel 2016.

Investimenti. Più della metà del campione ha dichiarato di aver mantenuto lo stesso livello del 2014. Anche se la Confindustria ha messo l’accento soprattutto sul «30 per cento delle imprese che ha aumentato gli investimenti», mentre «solo il 12 ha fatto un passo indietro».

Occupazione. Nel primo trimestre del 2015, è aumentata per il 25 per cento degli intervistati, mentre in 70 hanno dichiarato una sostanziale stabilità della forza lavoro e solo una su dieci ha diminuito il numero degli occupati in azienda. Le previsioni per il 2016 sono quelle di un altro possibile saltello in avanti grazie alla nuova flessibilità dei contratti grazie al Jobs act.

Settori. Edilizia e industria continuano a essere quelli più in crisi. De Pascale è stato chiaro «se non riprenderanno a correre le costruzioni e gli appalti pubblici, rimarremo sempre fermi». Sull’industria pesante, Scanu ha aggiunto: «Ancora non conosciamo le strategie della Giunta e soprattutto sul metano, che è indispensabile, serve più chiarezza». Le performance migliori sono state dell’agroindustria e del turismo, ma «questi due comparti da soli non bastano a trainare la Sardegna», ha rilanciato de Pascale.

Credito. Gavino Sechi di Confidi Sardegna ha detto che nel 2015 è migliorato il rapporto con le banche, ma «il prossimo anno aumenteremo la consulenza alle imprese per trovare nuovi canali e strumenti finanziari, e resta il problema delle garanzie pretese dagli istituti di credito: sono sempre troppo alte». (ua)

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