Abbanoa perde il 55 per cento dell’acqua

Richiesto da cinque banche il rapporto di Agenia sullo stato del gestore idrico della Sardegna

CAGLIARI. Il problema della Sardegna non è la siccità, ma le condizioni disastrose delle condotte idriche. Un dato aritmetico semplicissimo rende l’idea più di qualsiasi considerazione: per ogni litro d’acqua che sgorga dai nostri rubinetti un’analoga quantità si perde nelle viscere della terra. In percentuale è il 55 per cento dell’acqua raccolta, prodotta o acquistata, 146 milioni di metri cubi sui 269 milioni che nell’arco di un anno vengono immessi in rete da Abbanoa.

Non si tratta di stime, ma di numeri ufficiali riferiti al 2014 e forniti dallo stesso gestore. Numeri che possono solo accrescere la preoccupazione in una situazione di siccità come quella che l’isola vive in quest’inverno che non vuol essere inverno.

A fare i conti delle perdite è Agenia Consulting, la società di consulenza aziendale che ha condotto una due diligence - investigazione con approfondimento - sullo stato di Abbanoa per conto di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco di Sardegna, Bnl e Banca di Sassari, gli istituti che tengono in piedi dal punto di vista finanziario la società concessionaria del servizio idrico sardo. Viste le recenti difficoltà, le banche hanno voluto vedere chiaro su ogni aspetto della società di viale Diaz, per capire se le linee di credito concesse finora possono essere confermate ed eventualmente consolidate.

Agenia esamina nei dettagli il nuovo piano economico-finanziario varato dall’amministrazione di Abbanoa insieme al consulente Kpmg spa per la gestione del servizio idrico integrato dell’isola, soffermandosi a lungo sull’efficienza del sistema.

Quello sulle perdite idriche è il dato più sconcertante contenuto nel Rapporto finale Tec-Gest: malgrado gli impegni assunti pubblicamente, dal 2011 al 2014 Abbanoa non è riuscita a ridurre in termini significativi lo spreco d’acqua storico nell’isola e soltanto le piogge cadute negli ultimi anni hanno salvato i sardi da restrizioni pesanti. Se quattro anni fa la percentuale d’acqua persa era il 56,2%, a fine 2014 si era ridotta appena dell’1,2%, che in volumi significa dieci milioni di metri cubi guadagnati.

Osservano di conseguenza i tecnici di Agenia: «L’entità delle perdite non rappresenta un indicatore di efficienza del sistema, risultando nettamente superiore al valore medio nazionale». E qui vengono esposti i termini di confronto: le perdite idriche medie in Italia erano nel 2007 pari al 37,3% secondo il Coviri, Comitato di vigilanza sull’uso delle risorse idriche. Nel 2010 erano calate al 33,7% secondo Utilitatis ed erano del 33,9% nel 2012 secondo l’Istat. Va aggiunto però che le reti idriche sarde, simili a un colabrodo, non sono peggiori di quelle del meridione d’Italia e della Sicilia, dove la percentuale di perdite è più o meno la stessa.

Altri dati elaborati da Agenia aiutano a ricostruire la situazione idrica sarda. Uno è la dotazione pro capite, vale a dire la quota d’acqua destinata a ciascun abitante: Abbanoa fornisce il servizio idrico a 362 comuni per un totale di un milione e 622 mila abitanti compresi in 707.500 utenze. Per ognuno degli abitanti il gestore dovrebbe garantire almeno 150 litri al giorno - lo stabilisce una norma del 4 marzo 1996 - a fronte di un consumo medio per una famiglia di tre persone che dovrebbe essere di 192 metri cubi all’anno, 175 litri al giorno a persona. Ebbene: la dotazione media fornita da Abbanoa si è ridotta da 235 a 222 litri per abitante al giorno, ma resta superiore a quanto indica la norma e allo standard nazionale.

Questo nella media, perché risulta ad Agenia che il 34% dei comuni sardi sia al di sotto della dotazione minima, come dire che 298.987 abitanti hanno meno acqua di quanto serva, mentre nel 2011 erano “solo” 252.025. Gli investimenti programmati - così hanno detto i vertici di Abbanoa - dovrebbero assicurare un miglioramento della situazione da qui ai prossimi anni. Nella tabella riassuntiva elaborata da Agenia si fa riferimento a investimenti per complessivi 385 milioni di euro dal 2014 al 2017, di cui il 38% saranno spesi in interventi sull’acquedotto, il 15% sul sistema fognario, l’11% sulla depurazione, il 7% sulla misura e il 29% sulle manutenzioni. Se il programma di investimenti sarà rispettato si vedrà più avanti.

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