La Nuova Sardegna

Laura Morante, donne e maturità in agrodolce

Nelle sale “Assolo”, il secondo lavoro come regista dell’attrice: commedia sulla paura d’invecchiare

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ROMA. Più che dare risposte «volevo fare un'esortazione alle donne. Quando viviamo il momento di passaggio in cui sentiamo che inizia a scemare l'interesse maschile, cerchiamo di diventare soggetti, invece di preoccuparci di rimanere oggetti». È il senso che ha dato Laura Morante alla sua opera seconda da regista, “Assolo”, commedia agrodolce, con fra gli altri, Piera Degli Esposti, Marco Giallini, Carolina Crescentini, Emanuela Grimalda, Gigio Alberti e Francesco Pannofino, in uscita il 5 gennaio in 200 copie con Warner. Nella storia, Laura Morante è Flavia, 50enne insicura cronica che dopo aver fatto affidamento sulla costante presenza di uomini, come i due ex mariti Gerardo (Pannofino) e Willi (Alberti), un amante, Michele (Lambert Wilson), i figli maschi ormai grandi, cerca propri punti di riferimento, confrontandosi, fra realtà e sogno (o incubo) con il colorato e sfaccettato mondo femminile che la circonda. A comporlo, fra le altre, le due nuove mogli dei suoi ex mariti, Giusi (Grimalda) e Ilaria (Crescentini), la compagna di uno dei figli, Giovanna (Eugenia Costantini, figlia di Laura Morante), l'amica 'zerbinò, Valeria (Angela Finocchiaro), la collega “libera” Evelina (Donatella Finocchiaro), la sua brillante psicanalista, la dott.ssa Grunewald (Degli Esposti) e persino una pestifera ma affettuosissima cagnetta. «A un certo punto della nostra vita, ci viene la paura di invecchiare, di non piacere più, di non essere più attraenti sessualmente. Sono cose che sappiamo tutti ma non le diciamo, io invece ne volevo parlare – dice l'attrice e regista, che come nella sua opera prima, “Ciliegine” (2012) ha scritto la sceneggiatura insieme all'ex marito Daniele Costantini–. Proviamo noi donne a prendere questo periodo come un'opportunità, facciamolo quest'assolo anche quando non sentiamo di avere un coro che ci sostiene». Argomenti che Laura Morante ha messo in commedia, spiega, «perché è un genere che amo quando affronta temi e personaggi “gravi”, se è fatto di contrasti e dialettica. Ridere di qualcosa di doloroso mi sembra più utile».

Da protagonista, come attrice, per tanti grandi registi, da Moretti a Resnais, chi la influenza di più quando a dirigere è lei? «Amo improvvisare, le mie scelte le faccio spesso per intuito».

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