La Nuova Sardegna

Il Nord Sardegna si quota: «Fermiamo la fuga di Ryanair»

di Silvia Sanna
Il Nord Sardegna si quota: «Fermiamo la fuga di Ryanair»

Le imprese istituiscono un fondo, l’obiettivo è raccogliere un milione di euro entro venti giorni. Tutti i settori produttivi accolgono l’appello della Camera di commercio per evitare i tagli delle rotte

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SASSARI. Effetto valanga: dall’affittacamere al ristoratore, dal panettiere che rifornisce gli alberghi a chi gli hotel li ristruttura. Ryanair in fuga è un incubo che spaventa tutti e riesce a compiere il miracolo: unire chi da sempre si fa la guerra, ricompattare settori che si guardano in cagnesco, improvvisamente uno accanto all’altro per scongiurare il danno comune. Non solo per chi vive di turismo: perché con il taglio annunciato di 22 rotte – 14 da Alghero e 8 da Cagliari – sparirebbe un giro d’affari quantificabile in 120-150 milioni di euro all’anno. Che metterebbe in crisi nera le aziende più grosse e porterebbe le più piccole a morte certa. Secondo la Camera di commercio del Nord Sardegna non tutto è perduto «ma dobbiamo unire le forze», spiega il presidente Gavino Sini. E farlo in fretta: l’appello è partito, tutte le imprese sono chiamate a contribuire per istituire un fondo che convinca Ryanair a non fare le valigie. Il tempo è pochissimo: entro il 20 gennaio è necessario mettere insieme una cifra importante – intorno al milione di euro – per sedersi al tavolo a trattare con la compagnia low cost.

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L’unione fa la forza. Il primo obiettivo è scongiurare il taglio dei collegamenti da aprile. E per farlo è necessario fare in modo che l’aeroporto di Alghero risulti ancora conveniente e dunque appetibile per gli irlandesi. Per questo è urgente mettere insieme subito un capitale prima che la compagnia certifichi, con la programmazione estiva, la cancellazione dei voli. Negli stati generali dell’Economia tutte le imprese del territorio sono state chiamate a fare la loro parte. E la risposta è stata positiva, corale e immediata: industria, edilizia, artigianato, ordini professionali, imprenditori dell’abbigliamento e dell’agroalimentare, nessuno si tira indietro perché la mazzata sarebbe da ko per tutti.

Non solo alberghi. Il cerchio si allarga. L’iniziativa sino a questo momento ha coinvolto solo gli operatori del comparto turistico-ricettivo, che hanno aperto un conto corrente intestato alla Confcommercio del Nord Sardegna “a sostegno delle linee aeree dell’aeroporto di Alghero”. Centoquaranta aziende chiamate a raccolta da Stefano Visconti, presidente di Federalberghi Confcommercio Nord Sardegna, che da subito aveva sottolineato la necessità di ampliare il raggio d’azione. Detto fatto. Almeno in teoria. I rappresentanti delle associazioni hanno detto sì, ora dovranno convincere i propri aderenti sulla convenienza di investire versando una quota nel fondo.

La partecipazione. Tanti i nodi da sciogliere: stabilire un importo minimo per tutti o lasciare libertà d’azione, fissare dei tetti sulla base delle caratteristiche delle aziende o proporzionati all’impatto che avrebbe sui singoli l’addio di Ryanair. Le aziende del settore alberghiero hanno già deciso di destinare alla causa lo 0,25 per cento dei fatturati, un contributo diverso (dai 300 ai 600 euro) è stato chiesto a b&b e affittacamere. Leonardo Marras, consigliere della Camera di commercio, fa una proposta: «Le imprese del Nord Ovest sono 36mila, se tutte versassero 50 euro metteremmo insieme 1milione 800mila euro». Ma la donazione cosiddetta spintanea non è fattibile, precisa Gavino Sini: «Nessuno può essere obbligato, il sistema migliore è il passaparola». Tutti devono essere informati subito, sottolinea Paolo Manca, presidente di Federalberghi, «devono capire che il turismo è fondamentale per ogni settore produttivo. Le prime difficoltà già si sentono, il trasporto aereo arranca. Interveniamo prima che sia troppo tardi». Aggiunge Massimo Careddu, presidente Confcommercio di Alghero: «Il 70 per cento del traffico è dato da Ryanair, le aziende decidono le assunzioni sulla base del piano delle rotte, basti questo per capire quanto è importante fermare i tagli».

Presente e futuro. Gavino Sini tira le somme: sarà la Camera di commercio a fare da regia all’operazione, sarà formato un tavolo di lavoro che stabilirà anche gli impegni economici. «Questo è il primo passo per tamponare l’emergenza. Ma in primavera – aggiunge Sini – dobbiamo capire se l’unione degli operatori potrà diventare stabile. Allora potremo pensare di costituire un’Ati che abbia voce in capitolo, sulle rotte e sulle destinazioni». Perché sinora Ryanair ha giocato da sola, un domani potrebbe vedersela con nuovi concorrenti.
 
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