Troppi ‘sirbones’? Incide lo spopolamento
SASSARI. A spiegare il fenomeno dell’aumento del cinghiale in alcune zone è Giuseppe Pulina, commissario straordinario dell’Ente Foreste e direttore del dipartimento di Agraria dell’università di...
SASSARI. A spiegare il fenomeno dell’aumento del cinghiale in alcune zone è Giuseppe Pulina, commissario straordinario dell’Ente Foreste e direttore del dipartimento di Agraria dell’università di Sassari: «Si tratta di una specie in competizione per le ghiande con gli ungulati domestici, i quali regrediscono di numero a causa dell’abbandono delle campagne oppure sono assenti come nelle aree protette (vedi Porto Conte). Dalla disponibilità di ampie superfici deriva l’esplosione della loro popolazione, perché l’abbondanza di cibo e il fatto di essere poco predato fa diminuire la mortalità neonatale del cinghiale. E gli incroci col maiale domestico apportano una variazione genetica riguardo alla fertilità, per cui si passa da 4-5 a 8-10 figli per volta». Che fare? «Vi sono due livelli di pensiero – dice Pulina–: il primo è che una popolazione animale senza competitor deve essere contenuta tramite la predazione artificiale, effettuata dall'uomo. Il secondo ritiene però che così aumenti lo spazio a disposizione per i cinghiali, che finiscono per moltiplicarsi; insomma, che occorra mantenere l'equilibrio lasciando fare all'autoregolamentazione della natura. Forse la verità sta nel mezzo, come la virtù. Ovvero che in certe situazioni il prelievo sia ad un certo punto inevitabile, ma che debba essere fatto con un controllo attivo». D’altronde i danni sono spesso notevoli: immaginiamo cosa succede quando questi animali penetrano, ad esempio, in un frutteto o in un vigneto nel quale si produce uva per un vino Docg: scavano, frugando il terreno a caccia di radici e piccoli tuberi. Mangiano di tutto, sono attirati anche dalla raccolta differenziata e a volte si avvicinano ai centri abitati per rovistare nei cassonetti». I metodi in questo caso sono di tre tipi: «Caccia pianificata, selettiva (ovvero scegliendo i capi), oppure il “depopolamento incruento”: con l’utilizzo di personale addestrato per garantire il benessere animale e sotto controllo medico, grazie a gabbie con esche il cinghiale viene trasportato in un punto di raccolta per essere allontanato dall'area». Ma essendo l’isola sovrapopolata, finiscono sulle tavole degli agriturismo: una fine non proprio incruenta. (apal)
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