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la paura

Matrìca, Porto Torres in ansia per l’addio alla chimica verde

di Gianni Bazzoni
Matrìca, Porto Torres in ansia per l’addio alla chimica verde

PORTO TORRES. «Paura no, preoccupazione sì, e anche tanta. Perché nel momento in cui si doveva vedere la luce è arrivata la notizia del disimpegno dell’Eni che intende uscire dalla chimica di base e...

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PORTO TORRES. «Paura no, preoccupazione sì, e anche tanta. Perché nel momento in cui si doveva vedere la luce è arrivata la notizia del disimpegno dell’Eni che intende uscire dalla chimica di base e quindi anche il progetto della chimica verde - legato all’innovazione - rivolto a una miriade di mercati internazionali rischia di non essere completato. Con tutto quello che ne consegue».

Antonello Cubaiu, 49 anni, operaio di impianto polivalente di Matrìca, da quasi trenta dentro lo stabilimento petrolchimico di Porto Torres, sintetizza così i pensieri dei lavoratori (circa 250 tra diretti e indiretti, quelli attuali ma la prospettiva era di arrivare a circa 800) che guardano con grande incertezza al futuro. Da circa sei mesi Antonello Cubaiu è anche sindaco di Nulvi, uno dei centri più importanti dell’Anglona, e quindi conosce molto bene la realtà sociale del territorio che per molti anni ha avuto come uno dei riferimenti principali l’economia diffusa dalla grande fabbrica.

«É incredibile quello che sta succedendo, e forse anche per questo i sentimenti sono contrastanti – dice il sindaco-operaio –: siamo in marcia con due dei sette impianti previsti (gli altri cinque devono essere ancora costruiti) e produciamo materiali con alto valore aggiunto. Senza esagerare direi unici al mondo, perché i brevetti sono di Matrìca e hanno un’ampia gamma di utilizzo dalla farmaceutica all’industria automobilistica. Però...».

Il però introduce il vero problema, quella paura che si sta infilando silenziosa nell’ex Petrolchimico e nelle case dei lavoratori: «Proprio in questo momento Eni ha deciso di lasciare la chimica – sostiene Cubaiu – e ha già individuato un Fondo di investimento americano al quale cedere le quote. Si dice che non cambierà niente, ma è difficile immaginarlo. Ci sono parecchie nubi all’orizzonte, ne abbiamo visto di tutti i colori nel corso degli anni: io personalmente sono passato dalle Fibre al Fenolo, ho vissuto i periodi di cassa integrazione dopo la chiusura degli impianti. E l’opportunità della chimica verde mi era sembrata importante per il territorio e per la Sardegna, perché sostenuta da un Protocollo d’intesa firmato alla Presidenza del consiglio dei ministri con tre ministeri, Regione e istituzioni varie. Invece...»

Il sindaco-operaio comunque invita a non perdere la fiducia, «a giocare uniti la sfida. Anche se siamo soli, ci hanno lasciato inspiegabilmente soli. Anche il sindacato è stato lasciato in solitudine a spiegare l’originalità del progetto. L’unico al quale oggi ci si può aggrappare. E allora chiediamo con forza il completamento degli impianti, l’esecuzione delle bonifiche. Diamo una speranza concreta, anche a tutti quei giovani che stanno andando via».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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