Comparto in agonia chiede aiuto
Dal Sulcis a Porto Torres, che vive l’incubo del flop chimica verde
SASSARI. È il comparto che più di tutti ha patito la crisi. Fabbriche chiuse, addio alla chimica (pesante e di base) nella zona industriale di Porto Torres, la lunga battaglia – ancora in corso – di Eurallumina e Alcoa. Il 2016 sarà l’anno della svolta, perché si capirà se l’isola può avere ancora un futuro industriale. Perché questo accada è necessario risolvere il nodo dell’energia – riducendo i costi ancora troppo alti – per attirare nuovi investitori. È questo il caso di Alcoa, ancora in bilico dal 2010, anno della prima chiusura dello stabilimento. Per la fabbrica di Portovesme il regime della super interrompibilità è stato prorogato solo per altri due anni: troppo pochi secondo i svizzeri della Glencore, potenziale acquirente della fabbrica che da poco ha attirato l’attenzione del gruppo, anche questo elvetico, della Sider Alloys. Mentre è legato ancora una volta all’Eni, dunque allo Stato, il futuro dell’ex area industriale di Porto Torres. Il polo della chimica verde, annunciato qualche anno fa come il più grande laboratorio bio d’Europa, rischia di morire sul nascere. Eni ha deciso di farsi da parte: cederà il 70 per cento delle quote della società Versalis, che insieme a Novamont ha costituito la joint venture Matrìca, nata proprio per fare decollare i progetti di chimica verde. Ora la paura è che il grande sogno verde si trasformi in un colossale bluff. Sulla vicenda lavoratori e sindacati sono di recente scesi in piazza per protestare e chiedere un intervento della giunta regionale, che sinora sulla vertenza è stata giudicata piuttosto latitante.
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