«È lo specchio dei tempi, oggi ha valore solo la quantità»
Per Marcello Fois, romanziere affermato nel panorama editoriale contemporaneo, Checco Zalone è un professionista intelligente, ma il suo straordinario successo è lo specchio della sconfortante...
Per Marcello Fois, romanziere affermato nel panorama editoriale contemporaneo, Checco Zalone è un professionista intelligente, ma il suo straordinario successo è lo specchio della sconfortante situazione culturale del Paese. «Non ho niente contro Zalone e il suo essere popolare, come non ho niente contro il successo di Fabio Volo. Però bisogna tirare una linea orizzontale di demarcazione perché quello che non sopporto è l'equazione: quantità uguale qualità – sostiene l’autore nuorese –. In democrazia la maggioranza vince, ma non è detto che abbia ragione, ecco perché la vera democrazia deve tutelare le minoranze, se no si arriva alla pseudo democrazia dei giorni nostri. Mi piacerebbe che attraverso il successo di Checco Zalone l'industria cinematografica italiana riesca a fare delle scelte coraggiose; rischiare come avveniva in passato. Non dimentichiamo che il cinema italiano ha vissuto una stagioni strepitose: accanto ai film di cassetta come quelli di Totò (non tutti dei capolavori) c’era un'offerta e una creatività grandissime, nascevano gli spaghetti-western, lavoravano Dario Argento e Visconti, Fellini e Pontecorvo».
È l’assenza di una cultura alta il vero dramma dei nostri giorni, per Fois. «Oggi ci dobbiamo accontentare di Sorrentino o delle sparate di Muccino su Pasolini. Ma la Formula 1 è importante anche per la tecnologia della nostra utilitaria, esistono le grandi catene dell’abbigliamento e Armani. Zalone è Oviesse senza Armani. L’élite serve sempre come riferimento, se no si corre il rischio di replicare sempre se stessi in cerca della popolarità. Certo Checco Zalone fa ridere e riempie le sale; il problema nasce quando si va al cinema solo una volta l’anno per vedere i suoi film».
E per lo scrittore c’è una ragione storica precisa: «Una generazione cresciuta sotto la macchina del consenso. Incapace di scegliere e valutare, illusa che tutto si possa comprare e ottenere. Dietro tutto questo c’è la volontà di appiattire ogni cosa attraverso il consumo. La mediocrità pervasiva è il preciso risultato di una volontà di abbassamento del gusto, del senso critico generale. Così siamo tutti più sottomessi e manipolabili».
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