La Nuova Sardegna

Ryanair, Regione in un vicolo cieco: resta solo il fondo privato

di Luca Rojch
Ryanair, Regione in un vicolo cieco: resta solo il fondo privato

Le rigide norme europee sugli aiuti alle compagnie low cost bloccano le iniziative della giunta. L’unica speranza è nelle mani dei privati: nuove adesioni alla maxi colletta partita da Alghero

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SASSARI. I sardi forse non lo sanno, ma ogni giorno pagano decine di biglietti aerei per voli che non prenderanno mai. È il trionfo del modello low cost. Un trionfo che è diventato un rompicapo per l’isola. La Regione è finita in un vicolo cieco. Colpa delle rigide norme Ue e di una procedura di infrazione proprio per gli aiuti alle low cost. Niente contributi. L’unica speranza è nelle mani dei privati e del fondo aperto dagli imprenditori coi i soldi da destinare a Ryanair. Fondo che cresce giorno dopo giorno e ora somiglia a una sorta di azionariato popolare. Unica calamita per mantenere nell’isola i Boeing della società irlandese.

Il business. Le strabilianti offerte delle compagnie che vendono posti sui voli al prezzo di un giro in autobus hanno un doppio fondo. Una cosmesi commerciale. Nulla di illegale, ma un modello di business sempre più diffuso. L’offertona arriva perché tutte hanno un contributo. Un incentivo perché gli aerei carichi di turisti planino sul proprio aeroporto e non su quello vicino. Un sistema bocciato dall’Europa. L’Ue ha detto no ad aiuti diretti da parte delle Regioni, considerato doping buono per il dumping. La Sardegna è sotto procedura di infrazione da parte di Bruxelles per gli aiuti alle low cost. A chi vive di turismo non resta che organizzare sofisticate collette.

Il fondo. Il fondo nato nel nord dell’isola cresce giorno dopo giorno, una sorta di azionariato popolare a cui contribuiscono privati e impresa. Un’idea elogiata dalla Regione e sostenuta dall’assessorato. Il successo consentirà di mettere sul tavolo di Ryanair una cifra per evitare che la compagnia irlandese voli altrove. Una scelta obbligata, ma anche contestata da chi dice che in questo modo si contribuisce a drogare il mercato e a sfavorire tutte le altre compagnie tradizionali che non ricevono un euro per il loro servizio.

Il modello. La polemica è diventata virale nell'isola. Ma non solo la Sardegna deve affrontare le scelte di Ryanair. In mezza Italia accade più o meno la stessa cosa. A Trapani, in Sicilia, Ryanair minaccia di abbandonare lo scalo. Il motivo è semplice, non è stato rispettato il contratto in cui la compagnia irlandese riceve 2 milioni di euro all'anno. Un accordo di co-marketing che prevede il pagamento alla società che gestisce la pubblicità per Ryanair di una somma per promuovere l'immagine dello scalo siciliano. Della cordata che sponsorizza l'accordo fanno parte alcuni Comuni che non riescono più a pagare. Risultato: si parla di un possibile addio di Ryanair, con i sindacati che chiedono l'intervento immediato della politica. E l'allarme di chi vive di turismo.

Il Veneto. Nel 2012 era stato l'aeroporto di Verona ad annunciare l'addio di Ryanair. Lo scalo versava 7 milioni di euro, ma i suoi bilanci erano finiti in profondo rosso, un buco da 26 milioni. E l'Europa aveva acceso i suoi riflettori sull'accordo della società di gestione dello scalo e la compagnia.
 
Il caso Puglia. Qualcuno ha esaltato il modello Puglia. Ma la delibera con cui la Regione destinava 13,8 milioni di euro per sostenere la convenzione tra Ryanair e la Regione è stata bloccata dal governatore Michele Emiliano. Il motivo è semplice. Sull’accordo tra Ryanair e l'aeroporto di Bari c’è un’indagine della Procura di Bari. L'inchiesta sul finanziamento da 30 milioni di euro concesso da Aeroporti di Puglia a Ryanair vede come indagato l'ex amministratore della società. Il contratto con la compagnia low cost è oggetto anche di un’indagine della Corte dei conti. Il contratto del 2009 prevedeva di destinare a Ryanair soldi che arrivano da un altro capitolo di spesa, quello che riguarda la promozione turistica della Regione. Nel 2009 l'ad di Aeroporti di Puglia sottoscrive un contratto di marketing per la promozione turistica della Puglia con la società irlandese Airport Marketing services limited, l'Ams, che gestisce la pubblicità sul sito web di Ryanair. Il contratto, per 30 milioni, scadeva nel 2012. Soldi che sulla carta sono stati impiegati soltanto per fare pubblicità. I magistrati vogliono capire se si volessero aggirare le severe norme comunitarie che vietano gli aiuti di Stato alle imprese. La Procura indaga anche sul successivo contratto sottoscritto da Aeroporti di Puglia con la compagnia aerea low cost irlandese: 85 milioni di euro per cinque anni sotto forma di sponsorizzazione. Soldi in realtà spesi benissimo. Uno studio dimostra che su 12 milioni per finanziare il banner pubblicitario sul sito della società irlandese c’è stato un ricavo di 312 milioni.
 
La fotocopia. Ma la Puglia non ha inventato nulla. Il modello è lo stesso per tutte le Regioni. Anche in Sardegna è stato fatto un bando per la promozione del marketing. Ma il bando dell’assessorato al Turismo che dava denaro alle società pubblicitarie legate alle compagnie low cost per diffondere l’immagine della Sardegna è andato male. Non per colpa della Regione, ma per errori formali delle due cordate che hanno presentato l’offerta. Errori nei documenti che hanno costretto la Regione a ripartire da zero. Uno sbaglio che ha reso ancora più complicata la situazione. In mezzo a questo si innesta anche la polemica delle altre compagnie. Quelle tradizionali come Meridiana, che non lo dicono a voce troppo alta, ma protestano perché questi contributi, secondo loro, alterano il mercato. E forse anche l’Europa ne è convinta.

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