Ryanair, Regione in un vicolo cieco: resta solo il fondo privato
Le rigide norme europee sugli aiuti alle compagnie low cost bloccano le iniziative della giunta. L’unica speranza è nelle mani dei privati: nuove adesioni alla maxi colletta partita da Alghero
SASSARI. I sardi forse non lo sanno, ma ogni giorno pagano decine di biglietti aerei per voli che non prenderanno mai. È il trionfo del modello low cost. Un trionfo che è diventato un rompicapo per l’isola. La Regione è finita in un vicolo cieco. Colpa delle rigide norme Ue e di una procedura di infrazione proprio per gli aiuti alle low cost. Niente contributi. L’unica speranza è nelle mani dei privati e del fondo aperto dagli imprenditori coi i soldi da destinare a Ryanair. Fondo che cresce giorno dopo giorno e ora somiglia a una sorta di azionariato popolare. Unica calamita per mantenere nell’isola i Boeing della società irlandese.
Il business. Le strabilianti offerte delle compagnie che vendono posti sui voli al prezzo di un giro in autobus hanno un doppio fondo. Una cosmesi commerciale. Nulla di illegale, ma un modello di business sempre più diffuso. L’offertona arriva perché tutte hanno un contributo. Un incentivo perché gli aerei carichi di turisti planino sul proprio aeroporto e non su quello vicino. Un sistema bocciato dall’Europa. L’Ue ha detto no ad aiuti diretti da parte delle Regioni, considerato doping buono per il dumping. La Sardegna è sotto procedura di infrazione da parte di Bruxelles per gli aiuti alle low cost. A chi vive di turismo non resta che organizzare sofisticate collette.
Il fondo. Il fondo nato nel nord dell’isola cresce giorno dopo giorno, una sorta di azionariato popolare a cui contribuiscono privati e impresa. Un’idea elogiata dalla Regione e sostenuta dall’assessorato. Il successo consentirà di mettere sul tavolo di Ryanair una cifra per evitare che la compagnia irlandese voli altrove. Una scelta obbligata, ma anche contestata da chi dice che in questo modo si contribuisce a drogare il mercato e a sfavorire tutte le altre compagnie tradizionali che non ricevono un euro per il loro servizio.
Il modello. La polemica è diventata virale nell'isola. Ma non solo la Sardegna deve affrontare le scelte di Ryanair. In mezza Italia accade più o meno la stessa cosa. A Trapani, in Sicilia, Ryanair minaccia di abbandonare lo scalo. Il motivo è semplice, non è stato rispettato il contratto in cui la compagnia irlandese riceve 2 milioni di euro all'anno. Un accordo di co-marketing che prevede il pagamento alla società che gestisce la pubblicità per Ryanair di una somma per promuovere l'immagine dello scalo siciliano. Della cordata che sponsorizza l'accordo fanno parte alcuni Comuni che non riescono più a pagare. Risultato: si parla di un possibile addio di Ryanair, con i sindacati che chiedono l'intervento immediato della politica. E l'allarme di chi vive di turismo.
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