I giocatori: «Attacco vile, senza motivo»
Musto e Casini raccontano l’aggressione subita dopo il derby: «Ancora sotto choc. Erano solo teppisti, non tifosi»
SASSARI. L'inquietante episodio dell'aggressione con rapina ai danni di tre giocatori della Torres e di una ragazza avvenuta il 6 gennaio all'esterno dello stadio di Olbia è finito sui tavoli della questura. Ieri mattina, infatti, due degli atleti loro malgrado protagonisti, Lorenzo Musto e Riccardo Casini, hanno presentato formale denuncia contro ignoti. Le indagini sono in corso.
Musto, ventenne attaccante rossoblù, il giorno dell'Epifania 2016 avrebbe voluto ricordarlo diversamente. Con due gol è stato il protagonista della vittoria della sua squadra sul campo dell'Olbia. Poi l'aggressione, subita nel dopo partita con i compagni di squadra Riccardo Casini, accompagnato dalla ragazza, e Matteo Iali. «È stato un momento molto brutto – racconta Musto a 24 ore dall'aggressione –, proprio non ci aspettavamo una cosa del genere. Vedersi attaccare in quel modo da cinque esagitati ci ha sorpreso e, lo devo dire, ci ha messo tanta paura. Senza l'intervento dei nostri dirigenti non so proprio dire come poteva finire. Quel che più fa male è che ci hanno aggrediti gridandoci in faccia che non potevamo andare in giro per Olbia indossando la divisa della Torres».
Lorenzo Musto cerca di scacciare il ricordo. «Però – dice – non voglio nemmeno dare importanza a un gesto che sa tanto di vigliaccheria, visto che hanno aggredito senza motivo. Non è gente che merita considerazione ma solo disprezzo. Peraltro, sono convinto che tutti i veri tifosi dell'Olbia condanneranno un gesto così violento».
Anche Riccardo Casini stenta a riprendersi. «Ancora non credo che sia potuto accadere – dice –. È stata un’azione proditoria, vigliacca, portata da cinque persone che o non posso definire tifosi. Gente grande, non ragazzini, visto che secondo me avevano 30 o 35 anni. Eravamo assolutamente tranquilli anche perché in campo non era successo nulla e non ci aspettavamo qualcosa del genere. Paura? Tanta, anche per la mia ragazza. Siamo stati fortunati perché c'erano i nostri dirigenti che sono intervenuti per difenderci ma è incomprensibile che possano accadere queste cose. Però quelli erano teppisti, non tifosi. I veri tifosi, anche quelli dell'Olbia sono altra cosa e non a caso ho ricevuto tanti messaggi di solidarietà proprio da Olbia».
Questi i fatti. I delinquenti (chiamarli tifosi è davvero fuori luogo) sono entrati in azione quando erano certi di non essere visti e già faceva buio: erano in cinque, intorno ai trent'anni, uno travisato con un cappuccio, e hanno probabilmente seguito il trio di atleti con la ragazza individuati grazie alle tute sociali. Esordio a base di insulti, calci e pugni, gli aggrediti hanno fatto bene a non reagire nel timore di subire conseguenze peggiori; a Musto è stata strappato uno zainetto al cui interno erano custoditi soldi e un tablet (da qui la pesante imputazione di rapina che colpirà gli autori del gesto se verranno individuati). Poi la fuga della gang.
L'aggressione è la riprova che non erano esagerati i provvedimenti del Prefetto, il quale ha vietato la vendita di biglietti per la partita a residenti non olbiesi (ma perché non evitare che i giocatori parcheggino l'auto in zone non protette?). L'incontro è infatti considerato da diversi anni a rischio per colpa delle rivalità tra un numero sostanzialmente limitato di appartenenti alle fazioni ultras di Olbia e Torres, frutto di logiche folli. Basate sul nulla, non sono affatto prese in considerazione dai veri sportivi, al massimo spunto per sfottò da bar. Ma, come si vede, sono anche in grado di negare la gioia di assistere a un evento sportivo atteso come quello della scorsa Epifania.
(ha collaborato Daniele Doro)
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