«Orgogliosi di ospitare chef bravi e famosi»
Parla Matteo Dessolis, uno dei pastori del Supramonte chiamati in giuria dal programma di Sky
ORGOSOLO. Grande attesa in Barbagia per la proiezione della celebre trasmissione Masterchef, girata nella incontaminata cornice della montagna. Un cambio di rotta deciso rispetto alla precedente edizione, quando il format venne girato in una location decisamente più artificiale, quale appunto il Forte Village Resort di Pula. Quest’anno la produzione, infatti, ha deciso di fare rotta nell’isola più profonda, scoprendo una Sardegna ancora legata al passato e alle tradizioni secolari. Una Sardegna semplice, caratterizzata da amicizie sincere, da un’ospitalità spontanea e millenaria, da sapori incontaminati e profumi intensi.
«Eravamo curiosi davvero dover valutare chef famosissimi, alle prese, poi, con la cucina delle nostre zone e poter dire la nostra, sollecitati da diverse interviste – commenta Mario Dessolis, uno dei pastori chiamati in giuria da Masterchef – L’esperienza ci ha permesso di confrontarci con veri e propri fuoriclasse, come Antonino Cannavacciuolo, una persona piacevole e molto alla mano».
«Quando ho ricevuto la telefonata dai rappresentanti della Magnolia, diversi mesi fa – racconta Gino Dore, uno dei titolari del ristorante Supramonte – pensavo fosse una burla. C’è voluto un po’ per convincermi che non fosse uno scherzo di qualche amico che conosceva la mia passione per il programma di Sky. La reazione è stata un misto di soddisfazione e contentezza. La scelta rappresentava un premio per i nostri venticinque anni di attività». Il riconoscimento, insomma, di un lavoro, portato avanti con scrupolo e serietà.
E’ una Sardegna, insomma, quella che si presenta al pubblico, fiera delle sue radici profonde e del suo passato. Un patrimonio inestimabile e arcaico costruito sulle solide basi della memoria. Riti e liturgie antichissime, il cui significato propiziatorio benedice i concorrenti, sono racchiusi nelle danze dei Mamuthones e degli Issohadores, giunti dal vicino centro di Mamoiada. Le viseras di legno, i lineamenti cupi, i pesanti campanacci di metallo riecheggiano con forza tra i boschi, perdendosi nella vallata circostante, andando a decretare la squadra vincitrice.
Giudici d’eccezione, stavolta, sono i pastori, rappresentanti di una cultura agricola e bucolica, ancora dominante in questo spaccato territoriale. All’interno degli inconfondibili pinnettos, dunque, gli allevatori sono chiamati ad esprimere la loro predilezione con una campana, blu o rossa. Davanti a loro i malloreddos, conditi con pecorino e sugo di cinghiale e il rinomato porcetto arrosto. A fare da sfondo le greggi, che colorano e compongono un ambiente rurale autentico e armonioso.
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