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Referendum anti-trivelle, ammesso un solo quesito

La Cassazione fa marcia indietro e scrive: «Il Governo ha ripristinato i divieti» I dubbi delle Regioni. Il 13 la decisione finale della Corte costituzionale

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CAGLIARI. Il referendum anti-trivelle proposto dalle Regioni, c’è anche la Sardegna, sullo strapotere del Governo nel concedere le licenze alle multinazionali potrebbe essere ridotto a uno solo dei sei quesiti proposti a novembre. Lo ha deciso la Corte di cassazione, che con un’ordinanza si è rimangiata nei fatti «l’attestazione di conformità» concessa poche settimane fa a tutti i quesiti.

Il sopravvissuto. L’unico a essere scampato a questo secondo setaccio a sorpresa è stato quello con cui potrebbe essere chiesto agli elettori anche se l’ultima decisione spetterà il 13 gennaio alla Corte costituzionale, di abrogare la norma che «allunga i tempi delle concessioni per le ricerche di idrocarburi entro le 12 miglia marine fino a quando non è certo che il possibile giacimento sia esaurito». Di fatto è una proroga abbastanza scivolosa tanto da permettere alle multinazionali già autorizzate di trivellare in qualsiasi momento e non solo «entro il periodo previsto dalla licenza».

Gli esclusi. Secondo i giudici della Cassazione gli altri cinque quesiti non avrebbero invece più ragione di esistere dopo che il Governo, con un emendamento alla Legge di stabilità, ha imposto di nuovo il divieto delle trivellazioni entro le 12 miglia marine (prima l’aveva cassato) escluse quelle già concesse prima del 2010. Non solo: a detta della Cassazione avrebbe restituito anche un ruolo di primo piano alle Regioni nell’istruttoria per i nuovi permessi. Per dirla ancora in maniera più semplice, sarebbe venuto meno il motivo del contendere visto che il Governo ci ha messo una pezza e accolto gran parte delle istanze presentate a suo tempo dalle Regioni anti-trivelle.

I dubbi. Il comitato dei Consigli regionali non è che sia rimasto entusiasta dell’ordinanza. «Restano ancora molti nodi aperti», si legge in un comunicato. Da parte sua il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, che sin dall’inizio fa parte del comitato, ha aggiunto: «L'obiettivo rimane quello di modificare tutte le norme, obiettivo in parte raggiunto con le modifiche adottate dal Governo, ma l'auspicio è di aprire subito un confronto sull’intero problema con lo stesso Governo. Alla luce dell'ultimo pronunciamento – ha aggiunto – è necessario che le Regioni stabiliscano insieme come procedere, in attesa dell'udienza decisiva della Corte costituzionale».

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