La Nuova Sardegna

Fondi Ue agli hotel: il 22 l’appello

di Gian Mario Sias
Fondi Ue agli hotel: il 22 l’appello

Aiuti di Stato, gli albergatori chiedono di ribaltare la sentenza di primo grado

3 MINUTI DI LETTURA





ALGHERO. Sono i beneficiari di un finanziamento incompatibile con le regole comunitarie, ma si considerano vittime di un corto circuito burocratico, amministrativo e giudiziario di cui accusano la Regione.

Vogliono far valere le loro ragioni, fondate sulla considerazione che hanno soltanto presentato una richiesta di finanziamento in base ai criteri fissati dalla Regione con atti pubblici. E quando il finanziamento è stato accordato, ne hanno fatto l’uso previsto. Nient’altro. Eppure pagano un debito che tra interessi e more cresce ogni giorno, passando dagli originari 24 milioni di euro a una cifra che ormai è più che raddoppiata. I diciassette albergatori coinvolti nella paradossale vicenda della legge regionale 9 del 1998 per il credito alberghiero vogliono giustizia.

L’ultima spiaggia è fissata per il 22 gennaio alla corte d’appello di Cagliari, alla quale chiedono di rovesciare la sentenza emessa in primo grado a luglio e di riconoscere le responsabilità della Regione, colpevole secondo loro per aver pubblicato alcuni documenti che, seppur non conformi alle regole comunitarie, hanno legittimato le loro aspettative.

Colpevole, soprattutto, per non aver trasmesso a tempo debito alla Commissione europea la delibera 33/6 del 27 luglio 2000, approvata dalla giunta regionale presieduta all’epoca da Mario Floris su proposta dell’allora assessore regionale del Turismo, Roberto Frongia, in cui si ammettono le responsabilità della Regione e si decide di derogare alle norme di attuazione del bando per evitare ricorsi con buone possibilità di successo.

La legge regionale 9 del 1998 prevedeva finanziamenti a fondo perduto per imprese alberghiere che intendessero intervenire sulle proprie strutture. I vincoli imposti dall’Unione europea prevedono che le domande di contributo siano precedenti alla realizzazione degli interventi, ma le direttive di attuazione pubblicate dalla Regione l’8 maggio 1999 prevedevano come ammissibili le spese effettuate prima della presentazione della domanda di contributo, purché successive al 5 aprile 1998, data di approvazione della legge 9. Per gli organismi comunitari quei finanziamenti sono risultati inammissibili, e le imprese stanno restituendo l’importo più gli interessi e le more del caso.

11 delle 28 aziende alberghiere hanno dimostrato che i lavori fatti prima della domanda riguardassero una progettazione separata da quella finanziata dalla Regione con fondi comunitari. Gli altri 17 sperano nel processo d’appello. «Non può sottacersi che le precedenti direttive, affette da insanabili vizi formali e sostanziali che hanno comportato il loro annullamento, siano state comunque pubblicate sul Supplemento straordinario 3 del Buras 14 dell’8 maggio 1999», dice la delibera di giunta regionale 33/6 del 27 luglio 2000, firmata dal presidente Floris e dal direttore generale Pierluigi Leo. A quella delibera fa riferimento anche la Commissione europea nella decisione assunta il 2 luglio 2008, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 13 novembre dello stesso anno.

«Non vogliamo pagare per colpe non nostre», chiedono gli albergatori. Se il tribunale di Cagliari dovesse accogliere quell’istanza sinora caduta nel vuoto, la Regione dovrebbe pagare qualcosa come 60milioni di euro. E dovrebbe interrogarsi su chi e perché abbia commesso gli errori ammessi chiaramente dalla delibera del luglio 2000.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative