Sulle unioni civili la Sardegna si spacca: parlamentari divisi
Nel Pd prevale la linea di Renzi, ma c’è chi chiede modifiche. Sel e 5Stelle schierati per il sì, contrari i deputati centristi
SASSARI. La Sardegna specchio dell’Italia. Anche sulle unioni civili le posizioni dei parlamentari isolani si discostano poco o nulla da quelle dei partiti di appartenenza. Con Sel e il Movimento 5Stelle schierati per il sì senza se e senza ma, i centristi e Forza Italia contrari alla stepchild adoption. E nel mezzo il Pd, in netta maggioranza sulla linea di Renzi per il via libera al ddl Cirinnà così com’è, ma con qualche voce fuori dal coro, in particolare al Senato, che vorrebbe l’affido rinforzato al posto dell’adozione del figlio del partner. Una modifica che servirebbe a recuperare Alfano e i cattolici, ma che farebbe perdere al ddl il sostegno della sinistra e dei grillini. Insomma, sarà il Pd a decidere il finale della partita. Renzi ha annunciato libertà di coscienza, ma ha anche fatto sapere che il disegno di legge arriverà in aula senza modifiche. E lo stesso hanno rimarcato la vicesegretaria Debora Serracchiani e la ministra Maria Elena Boschi, fedelissime del premier-segretario. Una linea che ha grandi fan anche tra i dem sardi.
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Nessuna modifica. Come la deputata Romina Mura, indisponibile a qualsiasi modifica. «Il ddl Cirinnà è già frutto di una mediazione, stravolgerlo significherebbe rallentarne il percorso, se non ricominciare daccapo – attacca –. Io ritengo che l’adozione da parte del partner sia una cosa naturale, tra un bambino solo e uno adottato, anche da genitori dello stesso sesso, non c’è dubbio che scelga la seconda. Mi batterò affinché il disegno di legge resti così com’è». «Un paese civile non può avere ulteriori titubanze – aggiunge Gian Piero Scanu, anche lui nel gruppo Pd di Montecitorio –. Dobbiamo procedere in maniera risoluta e recuperare il gap temporale il prima possibile. Le battaglie sui diritti civili non sono negoziabili. Alfano dovrà capire che ci sono ragioni di fondo che afferiscono alla semenza politica di una forza progressista e non possono essere accantonate in attesa di chissà quali altri tempi. Evitiamo di fare tattica politica su argomenti che riguardano la vita delle persone».
I numeri al Senato. Ma se a Montecitorio il ddl Cirinnà ha i numeri dalla sua, a Palazzo Madama la situazione è più complicata, anche per la presenza di una pattuglia di 15 senatori democratici - tra cui anche il nuorese Giuseppe Luigi Cucca - che ha presentato un emendamento per sostituire la stepchild adoption con l’affido rinforzato. Una modifica che rischia di far saltare il tavolo. Ed è questo, infatti, il timore di Silvio Lai. «La mia posizione personale è quella del ddl Cirinnà senza modificarne una virgola, anche perché l’Italia non può permettersi di restare indietro su questo tema. Ormai siamo i fanalini di coda dell’Europa. Per questo occorre lavorare fino all’ultimo per trovare una posizione condivisa all’interno del Pd. La mia paura è che se ci dividiamo non portiamo a casa nessun risultato».
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I favorevoli. E in qualche modo sarà sempre il Pd a decidere come voteranno gli altri partiti. Sel e il Movimento5Stelle lo hanno sempre detto: il loro sì dipenderà da quello che faranno, o non faranno, i dem. «Noi siamo pronti a dire sì – sostiene Michele Piras, Sel-Sinistra Italiana–, ma siamo contrari a qualsiasi atto emendativo. Io sono favorevole al matrimonio e all’adozione gay, il ddl Cirinnà è l’unico compromesso accettabile». «Pieno appoggio al ddl, ma così come è – assicura il senatore dei 5Stelle Roberto Cotti –. Noi siamo per la stepchild adoption, che non sono le adozioni gay. Queste non sono all’ordine del giorno».
I contrari. Tutto il contrario di quanto sostengono i centristi di governo. Da Roberto Capelli, del Centro democratico, che si dice «pienamente d’accordo sulle unioni civili, ma sulla stepchild adoption no perché rischia di aprire la strada all’utero in affitto», a Paola Pinna, eletta con i grillini e oggi con Scelta civica, che esprime la stessa preoccupazione, «perché è vero che in Italia la pratica è vietata, ma chi ha soldi andrà a farlo all’estero». Fino al leader di Unidos, Mauro Pili, che non ha ancora deciso, ma «sarà un voto in linea con i valori della famiglia naturale».
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