Manovra per la ripresa
La Sanità si mangia la metà delle risorse, ma si punta sui fondi europei
CAGLIARI. Benedetti i fondi europei. Se non ci fossero, andrebbero inventati, altrimenti alla Regione non resterebbe che contare gli spiccioli. Di sette miliardi e 400 milioni. È questo l’ammontare del bilancio messo sul piatto per l’anno in corso dalla giunta Pigliaru, ma da solo sarebbe poca cosa. Ebbene sì: al netto di una sanità insaziabile, costerà ai sardi 3 miliardi e 365 milioni, 350 milioni più del 2015, o al di là delle spese fisse e obbligatorie, la macchina-Palazzo continua a essere una corazzata molto costosa, oppure fatti salvi i sacrosanti trasferimenti ai Comuni, insieme a quelli destinati alla lotta contro le povertà, la Sardegna non ce la farebbe forse neanche a sopravvivere. Figuriamoci a saltare sul treno di una ripresa, evviva l’ottimismo, che potrebbe materializzarsi entro la fine dell’anno con una crescita stimata di un punto del Prodotto interno lordo insieme a un altro piccolo passo avanti nell’occupazione. Sì, senza il sostegno della stampella europea, che nel 2016 porterà in dote qualcosa in più di un miliardo, e senza quel mutuo acceso all’inizio del 2015 per le infrastrutture, sono 127 milioni ora in carico fino al prossimo Natale, alla fine la Sardegna potrebbe investire sull’economia solo le briciole.
La verità. Dopo la montagna di costi appena elencati, sommata anche a tutto quello che in un bilancio pubblico da sempre pare intoccabile anche se sono sprechi, alla Regione resterebbero appena le banconote di piccolo taglio. Troppo poche per «sostenere la ripresa» – è questo il titolo che campeggia sulla Finanziaria 2016, quello dell’anno scorso era «un patto sociale per il rilancio della Sardegna» – fino a colmare gli handicap biblici che ha con la terra ferma nell’istruzione, nel lavoro, nella competitività. Sperare nello sviluppo e riprendere – sarebbe ora – a respirare. Grazie Europa, a questo punto. Anche se va subito aggiunto: quanto arriverà stavolta da Bruxelles, andrà investito subito e come si comanda, oppure la Sardegna continuerà ad arrancare. Poi è dalla Regione che i sardi si aspettano molto di più, soprattutto quest’anno in cui i contribuenti oltre i 28mila euro sanno già che pagheranno più tasse, è l’aumento dell’addizionale Irpef regionale, per contribuire ad azzerare (si spera) il disavanzo della sanità entro il 2018.
No agli sprechi. La Giunta ha fatto sapere di aver tagliato altri sprechi, negli affitti ad esempio, aver ridotto all’osso i budget degli assessorati per le spese non necessarie, oppure aver messo a digiuno come non mai il mondo confuso delle società partecipate, ma l’operazione trasparenza doveva essere ancora più netta. Era necessario, indispensabile in un anno, come sarà il 2016, che oltre al gettito extra delle aliquote Irpef, seppure messe in conto come previsione, dovrebbe essere più ricco. Lo sarà di 300 milioni fra maggiori compartecipazioni, nel 2015 i sardi hanno pagato più tasse e consumato di più, e l’incasso delle poste (intorno ai 150 milioni) che solo poche settimane fa lo Stato ha riconosciuto alla Sardegna a conclusione dell’ex interminabile Vertenza entrate. Proprio perché più ricca e visto il sacrificio chiesto ai cittadini, se ci fosse stato qualche altro risparmio macroscopico, sarebbe stato meglio.
Armonizzato. Alla sua seconda Finanziaria dalla vittoria alle regionali, anche stavolta la Giunta ha riservato più di una novità contabile. Se nel 2015 aveva esaltato il pareggio di bilancio, tanto incassi e tanto puoi spendere senza vincoli, questa sarà la stagione dell’armonizzato. Cioè: le entrate sono reali e la cassa dovrebbe essere al sicuro. Cambieranno anche le voci di spesa: dai capitoli a 20 missioni suddivise a loro volta in 100 programmi. Non dovrebbe essere solo una questione di etichetta: eviterà che nei prossimi 40 giorni prima del voto finale la Finanziaria sia stravolta dal Consiglio con una tempesta di finanziamenti troppo personalizzati.
La sintesi. Sarà la sanità, come detto, a ingoiare quasi il 50 per cento delle entrate (3,3 miliardi), più i 243 milioni per l’inclusione sociale compresi i 30 per le povertà estreme. Ma la Giunta è convinta di riuscire a raddrizzare la barca con il piano di rientro, tagli agli sprechi e riorganizzazione, e i frutti cominceranno a essere concreti nel 2017 anche grazie all’Asl unica. Per la competitività del sistema produttivo, sono stati caricati 396 milioni (57,9 alle imprese, 155 agricoltura e 92,5 turismo compresa la promozione) che con l’aiuto dell’Europa quasi raddoppieranno. Per il lavoro, 212 milioni tra risorse regionali (83) e comunitarie (128) con un’attenzione particolare nel favorire il rientro di chi è stato licenziato, è in cassa integrazione o ai margini del mercato. Altri 252 milioni sono stati destinati all’istruzione e su quello che è un cavallo di battaglia, la Giunta ha caricato di suo 123 milioni, il resto arriverà da Bruxelles (129). Quasi 400 milioni sono stati assegnati all’ambiente e 441 ai trasporti in senso lato perché dentro non c’è solo la continuità territoriale, maggiorata dal contributo annunciato da Renzi di recente, ma anche treno e autobus. Infrastrutture e appalti pubblici avranno una dotazione di 151 milioni e gran parte (127) è la quota 2016 del maxi mutuo. Nel contenitore servizi istituzionali e generali è finito dentro un miliardo e mezzo, con tra l’altro 258 milioni per il personale e 51 (erano 61) da girare al Consiglio regionale. Infine la Giunta ha confermato i trasferimenti ai Comuni, 600 milioni, e 377 sindaci hanno tirato un bel sospiro di sollievo anche se per far fronte al dramma dello spopolamento serviranno altri soldi.
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