Caritas, la diocesi: «Ceduti abiti inutili»
Il vicario Puddu interviene sulla vicenda del traffico di vestiario mentre la Forestale raccoglie nuovi documenti a Quartu
CAGLIARI. Gli investigatori del Corpo Forestale hanno fatto visita al comune di Quartu e hanno acquisito la determinazione dirigenziale con cui la società Eurofrip srl di Casoria è stata autorizzata a raccogliere indumenti usati «in spazio privati e nel rispetto della legge». Chiuso il lavoro a Fonni, gli uomini del commissiario Ugo Calledda dovranno recuperare documenti sul presunto traffico di vestiario per i poveri in numerosi altri comuni. Nel frattempo la Diocesi cagliaritana conferma: a prendere la via dei mercati internazionali erano gli indumenti in esubero, quelli che non potevano essere utilizzati in Sardegna. È il vicario generale Franco Puddu a rompere il silenzio della Chiesa con un editoriale che uscirà sull’edizione di domenica prossima del periodico Il Portico: «La vicenda - scrive i prelato - è da inquadrare nell'ambito dell'attività di tutte le Caritas che, da sempre, tra le innumerevoli azioni a favore dei poveri, promuovono la raccolta e la ridistribuzione di abiti usati. Spesse volte le donazioni eccedono le necessità reali delle persone che ne fanno richiesta. In tal caso si pone il problema di come utilizzare tali eccedenze senza spreco, nel rispetto delle normative e senza tradire la volontà dei donatori». Il punto è questo: la società Eurogrip di Casoria portava sulla penisola capi d’abbigliamento inutili per l’isola e a richiesta della Caritas ne forniva altri, più adatti alla stagione e alle esigenze. Scrive ancora monsignor Puddu: «In un comunicato diramato dalla diocesi in seguito alle disposizioni della Procura di Cagliari, si è già avuto modo di sottolineare che, accanto alla finalità caritativa di iniziative come queste, si associa anche un intento educativo orientato a combattere lo spreco e a sensibilizzare i cittadini a stili di vita che valutino positivamente un opportuno riutilizzo dei beni».
Nessuna polemica però con la Procura: A distanza di una settimana da questi fatti – è scritto nell’editoriale - la diocesi di Cagliari sente il bisogno di confermare la propria incondizionata disponibilità a collaborare con la magistratura, nella speranza che venga fatta al più presto chiarezza, soprattutto nell'interesse primario dei tanti assistiti, che potrebbero essere penalizzati, ma anche per salvaguardare e non sminuire il lavoro intenso e capillare che i numerosissimi operatori Caritas, sia a livello diocesano sia parrocchiale, pongono in atto come servizio agli ultimi. Ne va anche del buon nome della Caritas che rende nel territorio un servizio che difficilmente potrebbe essere erogato in modo così capillare ed efficace esclusivamente da altri enti». Il passaggio successivo dell’editoriale si presta a diverse letture: «Per l'alto significato morale che la Caritas rappresenta nella Chiesa e nella società, la diocesi intende esprimere un impegno ancora più incisivo a tutela dell'identità di questo servizio ecclesiale e sociale, oltre ogni eventuale accusa e insinuazione. Nell'impegno di fare il bene, pressati dalle urgenze d'occasione, si può incorrere in qualche svista, leggerezza o errore, ma può anche succedere di risultare "parte lesa"».
Per rispetto alle indagini in corso la Caritas diocesana ha fatto una precisa scelta, forse da alcuni non perfettamente compresa, di porsi in un atteggiamento di silenzio e di riservatezza, per consentire agli inquirenti di svolgere le proprie indagini nella massima serenità, presupposto essenziale affinché si giunga alla giusta soluzione di un fatto che sta sollevando tanto scalpore». (m.l)
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