La Nuova Sardegna

La promessa: il polo green e le bonifiche

di Pinuccio Saba
La promessa: il polo green e le bonifiche

Dalla fine del Petrolchimico alla possibile rinascita. L’anno scorso i primi dubbi, poi l’annuncio choc

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PORTO TORRES. Con quella manifestazione del 5 dicembre di otto anni fa, l’intero territorio si era opposto alla chiusura del petrolchimico. Una manifestazione imponente al termine della quale un po’ tutti erano certi di aver sventato il tentativo di Eni di fermare il cracking dell’etilene, cuore pulsante di quel che rimaneva del petrolchimico. Invece, solo tre anni dopo, l’annuncio choc dell’Eni: a giugno si ferma il cracking. È la fine del petrolchimico.

Quasi contemporaneamente però, e non senza dubbi e contrarietà, la multinazionale energetica presenta un progetto rivoluzionario: con la collaborazione di Novamont, azienda leader del settore, a Porto Torres verrà creato un polo di rilevanza internazionale nella produzione di materie plastiche di origini vegetali. È la chimica verde, progetto che dovrà viaggiare di pari passo con le bonifiche. Novamont metterà a disposizione le proprie conoscenze e tecnologie, per Eni si tratta di un investimento per il futuro. Il progetto viene presentato a fine maggio del 2011 a Cagliari, dove viene sottoscritto l’accordo di programnma fra Regione, Governo, enti locali, sindacati e associazioni di categoria, Novamont ed Eni. Il progetto prevede un investimento complessivo di 730 milioni: 275 li metterà l’Eni, 225 Novament, 230 Enipower che dovrà realizzare una centrale a biomasse. Inoltre Eni mette sul tavolo dell’accordo altri 550 milioni destinati alle bonifiche. Sette gli impianti previsti più la centrale a biomasse.

Mentre viene creata la joint venture “Matrìca” fra Novamont e Polimeri Europa, iniziano i lavori per la costruzione degli impianti e alla fine del 2012 si raggiunge il primo tragiardo: la riapertura del laboratorio e centro ricerche, chiuso da anni.

Poco più di un anno e mezzo dopo, l’inaugurazione delle prime due unità produttive, alla presenza del ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti. La chimica verde sembra quindi prender corpo, per la zona industriale di Porto Torres una vera e propria boccata di ossigeno.

Che qualcosa non marci per il verso giusto, però, viene avvertito sia dai lavoratori sia dalle organizzazioni sindacali secondo i quali i lavori sembrano andare a rilento. E all’inizio dello scorso anno arriva la notizia che conferma i timori delle organizzazioni sindacali: Enipower annuncia che no n costruirà più la centrale a biomasse da 40 megawatt che avrebbe dovuto sostituire il vecchio impianto marciante a olio combustibile. Nel frattempo iniziano a circolare le prime voci di un disimpegno complessivo di Eni, intenzionata a non occuparsi più di chimica (verde o tradizionale) e puntare quasi esclusivamente sul settore energetico. Voci che trovano conferma, lo scorso autunno, quando il nuovo amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, annuncia l’intenzione di cedere Versalis, la società creata appositamente per la chimica verde.

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