«Il mondo del fumetto è vivace e ha futuro»
Antonio Solinas domani presenta il progetto “Amazzoni”
SASSARI. C’è anche la firma del sassarese Antonio Solinas nel progetto “Amazzoni”, progetto collettivo che vede impegnati undici team creativi che raccontano ognuno in un capitolo una trama generale. Il volume, un maxi-tascabile di 300 pagine edito dalla Passanger Press, verrà presentato domani alle 18,30 nella Libreria Azuni di Sassari, che ospiterà una delle tre tappe dell’Amazzoni Tour. All’evento sarà presente Solinas, che ha sceneggiato uno dei capitoli confermando uno dei fumettisti emergenti in Italia in una carriera che ha cominciato per caso (e per necessità) e lo vede da qualche anno impegnato come editor della Panini Comics e sceneggiatore di diversi lavori indipendenti: «Ho sempre avuto una grande passione per i fumetti, per hobby facevo le fanzine con un gruppo di amici – racconta – ma in realtà per anni ho studiato e lavorato come chimico. Dopo la laurea mi sono trasferito in Inghilterra per il dottorato, ho vissuto per quasi cinque anni a Brighton, dove conosciuto una ragazza finlandese che adesso è mia moglie. Abbiamo deciso di andare via dall’Inghilterra e ho lavorato all’università di Siena, poi sono rientrato in Sardegna in un’azienda privata ma non è andata benissimo e mi sono ritrovato a piedi con due figli da mantenere. Allora mi sono ricordato che qualche anno prima avevo sostenuto un colloquio con la Panini, ho riallacciato i contatti e cominciato una nuova vita professionale».
Qual è la situazione del fumetto nel panorama generale dell’editoria italiana?
«La crisi si sente ma ci sono anche prospettive. Mi spiego:negli ultimi quindici anni le cifre sono calate e l’offerta è aumentata in modo considerevole, attualmente ci sono tre-quattro situazioni nuove e in evoluzione, presto capiremo se diventeranno realtà importanti. Il fatto che siamo una realtà viva è testimoniato dall’atteggiamento sempre più interessato e aggressivo che l’editoria ha nei confronti dei fumetti».
Parlando di cifre?
«Ci sono autori che hanno firmato volumi unici che hanno venduto quarantamila copie in libreria, cifre sicuramente di tutto rispetto. Vanno di moda le “graphic novels”, volumi illustrati di storie che si concludono sul momento lasciando però aperta una porta a possibili sviluppi. Si discute se siano o no riconducibili alla categoria del fumetto, secondo me sì e soprattutto piacciono molto agli editori che investono sempre maggiori risorse in questo prodotto. In più la rassegna di Lucca continua a fare cifre pazzesche, hanno dovuto mettere un limite agli ingressi perché la città rischiava di scoppiare».
Il panorama editoriale qual è?
«In Italia abbiamo due colossi che sono la Disney e la Bonelli, poi c’è la Panini e dietro tutta una serie di piccole realtà. Per capirci: Topolino arriva ancora a punte di 250mila copie vendute, Dylan Dog regge ma rispetto agli anni d’oro ha dimezzato le vendite anche per una questione generazionale. I piccoli quando arrivano a quattromila copie fanno festa. A livello mondiale le cose stanno mutando: ormai le grosse case si muovono verso un intreccio strettissimo tra il prodotto su carta e quello cinematografico. In Italia ancora no, ma qualcuno sta cominciando a esplorare questa pista».
Lei invece con la chimica ha chiuso?
«A livello di laboratorio sì, non frequento da sei-sette anni e poi sono troppo vecchio, ormai sono fumettista a tempo pieno. Un’idea che ho in testa è però quella di mettere su un team per un progetto di divulgazione scientifica. Adesso è presto ma in futuro, chissà».
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