«Il Pd non ha nulla da spartire con il Pci»
«Il Pd è l’erede del Pci solo da un punto di vista burocratico». Per Antonio Gramsci, figlio di Giuliano, il secondogenito del grande politico e filosofo del Novecento che non conobbe mai il padre,...
«Il Pd è l’erede del Pci solo da un punto di vista burocratico». Per Antonio Gramsci, figlio di Giuliano, il secondogenito del grande politico e filosofo del Novecento che non conobbe mai il padre, il partito nato dalla fusione tra ex comunisti ed ex democristiani ha poco da spartire con il vecchio Pci. «Il Pd, ma in generale gli attuali partiti della sinistra italiana, non c’entrano nulla con il Partito comunista fondato da mio nonno. Le persone, è vero, sono sempre le stesse, ma quella è l’unica continuità con il passato». Gramsci jr ammette di seguire poco la politica italiana. «Su Renzi non ho nessuna idea, perché non lo conosco». Oggi lui continua a definirsi comunista. «Sì ma non nella classica definizione. Sono un comunista che cerca di adattarsi alla contemporaneità». Un uomo di sinistra dal nome e cognome importante. «In Russia ormai Gramsci non vuole dire granché. A conoscere mio nonno è rimasta solo la della vecchia generazione. In Italia è diverso. Il mio è un nome ancora molto importante. Da un lato questa cosa mi inorgoglisce, dall’altro richiede responsabilità». Gramsci jr vive di musica. Una grande passione ma anche il suo lavoro. «La musica italiana in Russia è molto popolare, soprattutto per la mia generazione. Negli anni ’70 e ’80 nell’Urss Al Bano e Romina Power, Toto Cutugno, Adriano Celentano, i Ricchi e Poveri rappresentavano la musica progressista permessa dalle autorità. Oggi c’è ancora grande nostalgia per quell’epoca, ma anche in Russia musicalmente i giovani hanno gusti anglosassoni». (al.pi.)
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