La Nuova Sardegna

Indumenti donati a Fonni e subito destinati a Napoli

di Mauro Lissia
Indumenti donati a Fonni e subito destinati a Napoli

Sul Tir di Eurofrip merce per 59mila euro offerta alla Caritas da una negoziante Interrogatori al Comune di Cagliari, dove la società campana è stata respinta

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CAGLIARI. Pochi giorni fa una commerciante di Fonni, Maddalena Loddo, ha deciso di chiudere il negozio di abbigliamento e merceria. Nel magazzino custodiva indumenti invenduti per 59 mila euro, ma anzichè lanciare la classica svendita e recuperare almeno una parte del valore ha pensato di metter fine all’attività con un’opera buona: informata secondo la legge l’agenzia delle entrate, ha offerto alla Caritas tutte le rimanenze perché venissero distribuite tra le famiglie in difficoltà, i migranti, persone bisognose. Tempo un paio di giorni a i rappresentanti della Eurofrip spa di Casoria, Rosa Contiello e Giampiero Casarini, si sono presentati a Fonni a bordo di un grosso furgone, hanno caricato la merce e ringraziato. Poi via velocemente alla volta di Cagliari, dove il vestiario - ancora confezionato ed etichettato come nuovo - è finito sul semirimorchio in partenza per Napoli, quello che gli uomini del Corpo Forestale al comando del commissario Ugo Calledda hanno bloccato in porto e successivamente sequestrato su provvedimento del sostituto procuratore della Dda, Guido Pani. L’episodio - stando alle accuse, che hanno portato finora all’iscrizione al registro degli indagati di cinque persone accusate a vario titolo di violazione delle norme sul trasporto dei rifiuti e di truffa - confermerebbe come la Eurofrip spa avesse un filo diretto con la Caritas diocesana di Cagliari, cui l’ignara commerciante di Fonni si è rivolta. Ma soprattutto dimostrerebbe un’altra cosa: non sempre gli indumenti donati da commercianti e privati cittadini, destinati ai poveri, venivano selezionati per verificarne l’utilità. Almeno in questo caso - ma secondo gli investigatori anche in altri - prendevano direttamente la via dei mercati dell’est e del nord Africa, trasformandosi in un business per l’Eurofrip. Un trasferimento automatico, realizzato senza che qualcuno desse un’occhiata a quanto veniva sottratto alle necessità dell’isola. Se poi la Caritas riceveva in cambio altri indumenti necessari in Sardegna e denaro resta da chiarire come mai l’organizzazione della Diocesi non controllava i passaggi di merce. Si fidavano ciecamente della società campana? Oppure la presenza tra i cinque indagati del referente per Cagliari Andrea Nicolotti indica una qualche forma di complicità o almeno di consapevolezza degli affari in corso?

Ieri mattina gli uomini del commissario Calledda hanno continuato il giro fra i comuni che hanno avuto rapporti con l’Eurofrip. È stato il turno di Cagliari: interrogati dirigenti e funzionari degli assessorati all’Igiene del suolo e delle Politiche sociali, acquisiti documenti e sentito testimoni. E’ emerso che dal municipio di via Roma - al contrario di quanto avvenuto a Quartu Sant’Elena - l’operazione di raccolta è stata stoppata per i dubbi espressi dal funzionario Andrea Cossu. Un’attenta analisi delle norme ha indotto Cossu a dare parere sfavorevole, perché a suo giudizio - condiviso dagli uffici e probabilmente anche dalla Procura - l’attività di raccolta degli indumenti usati o comunque destinati ai poveri doveva essere assegnata dopo una procedura di evidenza pubblica.

Ora comunque il nuovo materiale d’indagine è all’attenzione del pm Pani, che deciderà nei prossimi giorni se il numero degli indagati è destinato a crescere. Nel frattempo l’inchiesta va avanti a tutto campo e con molta rapidità, obbiettivo altri comuni della Diocesi cagliaritana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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