La Nuova Sardegna

Il dramma dei sequestri nel nuovo romanzo di Olita

di Salvatore Tola
Il dramma dei sequestri nel nuovo romanzo di Olita

Arriva in libreria “Anime rubate”, un rapimento che resta senza colpevoli Fiction ma anche analisi di una fase cruciale della storia recente della Sardegna

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di Salvatore Tola

Ottavio Olita, il giornalista noto soprattutto per l’attività che ha svolto nella redazione del tg regionale della Rai a Cagliari, ha intensificato in questi anni la sua attività di narratore: ha dato vita a un filone di romanzi nei quali, prendendo spunto dalla cronaca, si propone di fare luce sugli aspetti che sono rimasti oscuri. Si è occupato così, ad esempio, del così detto «caso Manuella» e della scomparsa in mare di un elicottero della Guardia di Finanza. Ora arriva in libreria con «Anime rubate» (Città del Sole Edizioni, 330 pagine, 15 euro) e ci riporta alla stagione dei sequestri di persona. Più in particolare dei (tanti) sequestri sui quali non si è fatta luce, e quindi degli ostaggi che, dopo essere stati sottoposti a barbare violenze e dopo aver subito danni psicologici, fisici ed economici, non hanno avuto un minimo di giustizia.

Anche la narrazione va a ritroso nel tempo, parte da un evento dei nostri giorni: la morte a Roma di un vecchio signore che ha trascorso la prima parte della vita nel suo paese natale, in Sardegna. Nel suo passato c’è qualche lato oscuro, ed egli ne lascia testimonianza in un memoriale che affida con piena fiducia a sua nipote Elisabetta. La ragazza è abile e, spostandosi in Sardegna, trova il canale giusto per fare il miglior uso possibile delle sue rivelazioni. Da questo momento entrano in gioco giornalisti, avvocati, militari e magistrati; e il ritrovamento delle statuine di Costantino Nivola rubate tanti anni prima è la prima prova che le indicazioni sono esatte. Viene poi alla luce il collegamento del furto con il sequestro di Alice, una giovane donna che ora, donna matura e insegnante, vive in una città della penisola senza essere mai uscita dagli incubi di quell’esperienza, e senza aver visto catturare e processare i suoi aguzzini.

Il libro si muove con ampio respiro tra i numerosi personaggi: emergono le due donne, Elisabetta ed Alice, che diventano ben presto amiche; e Gino Murgia, il capitano dei Carabinieri che è il più attivo nelle indagini.

La narrazione è sempre concreta, puntata sui fatti, e l’autore distribuisce nelle pagine, tra i fatti, alcuni suoi scopi. Il primo è convincere il lettore che non si può, come pure da molti si è fatto, trovare giustificazioni per chi si è macchiato di delitti così turpi, disumani come i sequestri di persona. Anche per questo sarebbe bene riaprire le indagini, per individuare finalmente responsabilità e colpevoli. I casi che sono rimasti irrisolti sono davvero tanti. Ma serpeggia anche, in tutte le pagine, la convinzione che tra i responsabili ci fossero non soltanto pastori e balordi locali, ma anche mandanti che dirigevano le operazioni restando al sicuro nei loro uffici e nelle loro lussuose abitazioni. . Dal romanzo emerge insomma un ritratto fedele dell’isola in una fase storica lunga e contraddittoria, i cui nodi cruciali sono messi a fuoco dall’autore con grande efficacia.

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