La Nuova Sardegna

Flavio Carboni: «Boschi? Tanto clamore per nulla»

di Alessandro Pirinae Antioco Fois
Flavio Carboni: «Boschi? Tanto clamore per nulla»

L’uomo d’affari di Torralba: «Mi accusano di voler fare cadere il governo, ma io oggi voterei Renzi»

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SASSARI. Due sardi irrompono nella vicenda della Banca Etruria che sta creando più di un grattacapo al governo Renzi. Uno è il sempreverde Flavio Carboni, l’uomo d’affari di Torralba considerato la mente della P3, l’altro è il meno conosciuto Valeriano Mureddu, figlio di un pastore di Fonni e trapiantato in Toscana, che avrebbe messo in contatto Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme, proprio con Carboni per l’individuazione di un nuovo direttore generale della Banca Etruria. Due sardi che si conoscono bene, e da tempo. «Mureddu è un mio carissimo amico – conferma Carboni –. È una persona a cui io voglio molto bene. Sinceramente non riesco a capacitarmi di tutto il clamore della vicenda».

Incontro casuale. L’uomo d’affari di Torralba, oggi 84 anni, ce l’ha in particolare con il quotidiano Libero, che ha rivelato il contatto tra lui e il padre di Maria Elena Boschi. «Sì, è vero che l’ho incontrato, ma è stata una cosa del tutto casuale. E non abbiamo nemmeno parlato di Banca Etruria. È stato un incontro innocente che ora stanno trasformando in una cosa enorme. Anche per me che sono abituato a vedere spesso il mio nome chiamato in causa. Addirittura mi attribuiscono il potere di far cadere il governo. Non penso di essere così potente. E se lo fossi non sarebbe certo perché ho stretto la mano al padre del ministro Boschi». Carboni, dunque, rigetta l’idea di passare per il grande burattinaio che vuole affossare il governo Renzi, anche perché «ora come ora voterei lui, non ci sono altri in giro. Questa cosa mi sta creando un dispiacere enorme, perché infondata».

Imprenditore misterioso. «Massoneria, servizi segreti, società segrete? Macché sono solamente un sardo nato in Toscana». Anche Valeriano Mureddu, l'imprenditore misterioso, vicino di casa del premier a Rignano sull’Arno, tenta di abbassare il volume del rumore mediatico e di dissipare le ombre sui suoi rapporti con le famiglie Boschi e Renzi. Il nome di Mureddu, 46enne originario di Fonni va da due giorni a braccetto con quello di Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme e allora vicepresidente dell'istituto di credito che ha bruciato centinaia di risparmiatori, che gli avrebbe chiesto consiglio per la nomina di un nuovo direttore generale della banca che navigava verso il tracollo. Richiesta poi passata a al mentore Carboni, che a sua volta mette anche a disposizione il proprio ufficio romano di via Ludovisi per incontri avvenuti nel 2014. Ma prima ancora della stampa Mureddu, riferisce Libero, sarebbe finito sotto la lente delle procure di Arezzo e Perugia che indagano ad ampio raggio per associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete.

Le origini sarde. Voce squillante e tono gioviale, Mureddu parla volentieri solo di una cosa. Delle proprie origini: «Ho tutto di sardo io, meno che l'accento». Ma lei è nato a Fonni? «No purtroppo no, sono stato concepito in Sardegna, ma sono nato in Toscana». E cresciuto a Rignano sull'Arno, a pochi passi dalla casa della famiglia Renzi. Il legame con papà Boschi, invece, sarebbe nato quando «mi occupavo di agricoltura e chiesi alcuni consigli per delle vigne, ma da lui non ho avuto alcun incarico per la banca». Nel mezzo della tempesta mediatica, la voce si schiarisce solo quando racconta di essere approdato in Toscana a causa del lavoro dei genitori («i miei sono pastori», dice), ma di frequentare ancora «tutta la Sardegna».

Massone in sonno. Smentisce le notizie del tentato business sulle rinnovabili in Sardegna con Sergio Tulliani, suocero di Gianfranco Fini, «col quale sono comunque in ottimi rapporti». Qualcosa poi traspare. È un massone? «In sonno», risponde laconico. È dei servizi segreti? «Mah, non appartengo a nulla. Ho rapporti anche all'estero e può darsi che quando qualcuno lavora possa rendere servizio ad alcune istituzioni. Diciamo che a livello esterno facilito se c'è da facilitare qualche operazione. Questo è sempre esistito, ma non è detto che si chiami Aisi o Aise», replica ancora più sibilino. «Ma lei ha già parlato con Flavio? Quando parlate con Flavio – afferma – è come se aveste parlato con me. Per me è come un padre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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