La Nuova Sardegna

Arbus, un fiume di veleni scorre vicino alle dune di Piscinas

di Luciano Onnis
Arbus, un fiume di veleni scorre vicino alle dune di Piscinas

Si aggrava la situazione del rio Irvi: il suo carico di inquinamento mette a rischio l’eden naturalistico

18 gennaio 2016
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ARBUS. Lo sfregio ecologico del rio Irvi continua a deturpare l’eden naturalistico di Piscinas nel disinteresse generale delle istituzioni. È da anni, praticamente da quando sono state chiuse le miniere (1991) di Montevecchio, il cantiere di Casargiu e la galleria Fais, che dalle gallerie minerarie dismesse e abbandonate sgorgano acque reflue cariche di metalli pesanti nocivi e velenosi (cadmio, arsenico, piombo, nichel, ferro, manganese, cobalto) che poi vanno ad alimentare il rio Irvi, ruscello che attraversa la folta vegetazione di prevalente alta macchia mediterranea e si incunea a valle delle rinomate dune sabbiose di Piscinas – le più alte ed estese d’Europa-, fino a raggiungere il tratto centrale della chilometrica spiaggia e finire quindi in mare.

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L’inquinamento di questa vasta porzione di bacino ex minerario a monte dell’oasi naturalistica di Piscinas, affonda nelle diatribe fra Regione, Igea, Provincia del Medio Campidano (ormai ex), con il Comune di Arbus e Asl 6 a fare da spettatori impotenti.

In realtà tutto era iniziato con la vecchia provincia madre di Cagliari che aveva concesso un finanziamento di oltre mezzo milione di euro, diventati poi quasi 800 mila euro, per realizzare un depuratore delle acque reflue svernate dalla galleria Fais del cantiere minerario di Casargiu, neppure quattro chilometri in linea d’aria dal litorale di Piscinas e Costa Verde. I soldi rimasero inspiegabilmente inutilizzati, finché l’importo non venne trasferito, nel 2006, alla neonata Provincia del Medio Campidano, che con i fondi disponibili realizzò un primo modulo dell’impianto, consegnandolo per la sua gestione, nel gennaio 2011, all’Igea, braccio operativo della Regione per il risanamento ambientale delle aree ex minerarie della Sardegna, la quale aveva in cassa un milione di euro, assegnato dalla stessa Regione, per completare e avviare il depuratore di Casargiu.

Di fatto, quell’impianto di depurazione non ha mai visto la luce lasciando così che dalle vecchie miniere continui a fuoriuscire. La recente documentazione fotografica - autore Marco Pietro Mastino durante una escursione di gruppo nelle vecchie miniere di Montevecchio – testimoniano che già con le piogge di fine ottobre la galleria Fais aveva preso a espellere in forte quantità i suoi reflui velenosi. Il fiume rosso sangue (effetto del cadmio e di altri metalli) ha ripreso più che mai vigore. L’effetto visivo è perfino spettacolare: il rosso cupo del rio Irvi che scorre fra il candore delle dune di sabbia, il verde intenso dei ginepri secolari, il cielo e il mare, dipingono un quadro da favola. Peccato che il suggestivo rosso scuro sia il colore di una bomba ecologica a rilascio continuo che nessuno vuole disinnescare.

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