Spotlight, il film che fa tremare il Vaticano
Il 23 a Roma l’anteprima del lavoro di Tom MacCarthy sull’inchiesta del Boston Globe sullo scandalo dei preti pedofili
ROMA. Seicento articoli, 1000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, una storia che comincia decenni prima e che viene fuori solo nel 2002 con uno scandalo mondiale dovuto alla super inchiesta del Boston Globe. Il pool di giornalisti investigatori, che lavorano insieme in una newsroom intitolata Spotlight, tenaci, senza fretta, testardi, a schiena dritta, coraggiosi, vince il Pulitzer. Più o meno un caso Watergate sulla omertosa chiesa americana in fatto di pedofilia.
Ed esattamente come fu per l'inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post, la bella lezione di giornalismo come si deve arriva al cinema: è Il Caso Spotlight, in sala dal 18 febbraio distribuito da Bim e carico di aspettative agli Oscar, avendo sei nomination tra cui miglior film e miglior regista. Il film diretto da Tom MacCarthy e con un gran cast in cui spiccano Michael Keaton, Mark Ruffalo e Stanley Tucci, accolto con successo (poi andrà in prima americana a Toronto), arriva in Italia presentato il 23 gennaio da Michael Keaton e Walter Robinson (il giornalista del Boston Globe da lui interpretato nel film). Una tappa promozionale non casuale visto che molti sono i rimandi al Vaticano e a certe scelte sullo scandalo dei preti pedofili in un film teso e avvincente che ricorda anche nei ritmi e nel modo di girare Tutti gli uomini del presidente con Hoffman e Redford e va ad aggiornare di diritto la lista di film belli e credibili sul giornalismo d'inchiesta. I colleghi del pool di Spotlight, cani sciolti del Boston Globe, lavorano senza orari e senza l'incubo del pezzo del giorno dopo, scoprono tassello dopo tassello nel corso di mesi tutto questo e oltre, compresi documenti pubblici secretati contro le leggi, accordi sottobanco con l'arcidiocesi di Boston e soprattutto, cosa che ha creato scandalo mondiale, la copertura colpevole del cardinale di Boston, Bernard Law.
Ritmo incalzante e una sceneggiatura che fa centro riuscendo a non perdersi dietro il filo delle tante singole storie. Michael Keaton è il caporedattore della sezione Spotlight, Stanley Tucci l'avvocato armeno che difende le vittime ma non vuole finire in prima pagina, Rachel McAdams una giornalista appassionata e compassionevole che riesce ad entrare empaticamente in contatto con chi vorrebbe dimenticare il passato di molestie, mentre Mark Ruffalo è il cronista mastino che non si ferma davanti a nessun no. Liev Schreiber interpreta il neodirettore del giornale. È ebreo, viene da Miami, di Boston ha solo la mappa per orientarsi e alla prima riunione spiega cosa vuole dai suoi: rendere il giornale indispensabile ai lettori con inchieste e approfondimenti. Era il 2002, Internet c'era e aveva già capito tutto. Spotlight farà discutere anche in Italia, tira in ballo il Vaticano. Nell'ultima scena del film si ricorda come l'arcivescovo Bernard Law travolto dallo scandalo di Boston sia stato trasferito dal Vaticano a Roma, arciprete emerito della Basilica di Santa Maria Maggiore.
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