Caritas, obbligo di dimora per 3 indagati
Le intercettazioni nel provvedimento del gip: «Ho paura che i poveri possano rubare i vestiti usati»
CAGLIARI. Il semirimorchio carico di indumenti usati e nuovi in partenza per Napoli aveva un difetto: la chiusura del portellone non era ermetica. Un vero guaio per Giampiero Cesarini, uno degli indagati per la vicenda Caritas: «Sono cà – dice al telefono l’imprenditore campano, parlando col titolare della ditta di trasporti – sto vedendo un attimo il semirimorchio che mi hai mandato, però tengo ’nu problema, chistu nu va bbuono... chistu è centinato ma no tiene i porte che si chiudono, capito? Tengu a paura... tengu a roba ddentro...». Ribatte il trasportatore: «E chi a piglià? (e chi può prenderla?)». Cesarini risponde categorico: «Ma i poveri, più che altro...». Osserva stupefatto il gip Giampaolo Casula: «Cesarini manifesta la preoccupazione che ciò possa consentire ai poveri e cioè proprio a coloro che dovrebbero essere i reali destinatari dei beni, di “rubare” gli indumenti custoditi all’interno del semirimorchio». È un dettaglio paradossale, uno dei tanti contenuti nell’inchiesta con cinque indagati sul traffico di indumenti donati alla Caritas e finiti sui mercati nazionali ed esteri. In 38 pagine fitte di conversazioni intercettate il gip Casula ha ricostruito i fatti dimostrando, a suo giudizio, la piena consapevolezza degli indagati di commettere reati. Ñon solo: Rosa Contiello, il marito Giampiero Cesarini e il referente Caritas Andrea Nicolotti, a leggere il provvedimento del gip, si erano accordati per dare una versione uniforme del loro comportamento e per continuare a lavorare, a raccogliere indumenti usati da rivendere, malgrado l’inchiesta e le accuse, anche senza il logo della Caritas che gli aveva garantito il successo dell’operazione. Per questo il giudice ha accolto la richiesta del pm della Dda Guido Pani e ha disposto che i tre debbano osservare rigorosamente l’obbligo di dimora: Contiello e Cesarini non potranno muoversi da Capoterra, Nicolotti da Quartu. Tutti e tre dovranno presentarsi alla stazione locale dei carabinieri per dichiarare l’abitazione e gli orari dove dovranno essere reperibili.
Ma a leggere le conversazioni intercettate dagli uomini del commissario Ugo Calledda la vicenda appare decisamente più chiara: traspare la logica dell’affare realizzato a spese dei poveri e la truffa ai danni della Caritas, almeno dei vertici dell’organizzazione benefica della Diocesi. Nicolotti collabora, partecipa, concorda le strategie per evitare i possibili guai giudiziari che derivano dall’uso disinvolto di merci considerate rifiuto. Il responsabile della Caritas don Marco Lai invece si fida e cerca di risolvere problemi per migliorare la raccolta e garantire alla sua organizzazione più mezzi economici da destinare ai bisognosi. Sono due schieramenti: uno usa il logo e il prestigio della Caritas per raccogliere vestiario e trasferirlo direttamente a Napoli, senza alcuna selezione o controllo. L’altro si muove in un ambito di legalità e di inconsapevolezza, diventando una parte offesa nella vicenda. I coniugi Cesarini sembrano i più “affamati” di profitto. Pensano a un carico pesante, da mandare in tutta fretta a Napoli. Serve il semirimorchio: «Perché comunque a settembre – dice Cesarini parlando con l’imprenditore Guarino, di Eurofrip, l’azienda che commercializzava la merce – dobbiamo partire come le iene, ma non solo il fatto che è Caritas, anche sui comuni che non riusciamo a far breccia e ci facciamo le giornate nelle chiese e nelle scuole, e raccogliamo direttamente lì, arrivederci e grazie, capito?». Far breccia sui comuni, convincerli ad affidare loro la raccolta, ad appoggiarla: Cagliari esamina la questione e dice no, Quartu accetta e concede l’incarico della raccolta senza selezione pubblica. Qui, in queste scelte, c’è il seguito dell’inchiesta giudiziaria: il pm Pani dovrà valutare se qualcuno, nei vari municipi, abbia agevolato il traffico illecito oppure no. Valutazione tutta riferita ai documenti, che il nucleo investigativo del Corpo Forestale è impegnato ad acquisire. (m.l)
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