Guerra ai fannulloni? «Solo propaganda»
I sindacati bocciano le novità della riforma: «Le norme contro i furbi ci sono già, sarebbe sufficiente volerle applicare»
SASSARI. La guerra ai fannulloni lascia a terra i cadaveri degli onesti: lavoratori dal curriculum e cartellino esemplari, pronti a non guardare l’orologio se c’è da fare un’ora in più o rinunciare al riposo. Di loro, dicono i sindacati, nessuno si cura, «mentre il contratto è scaduto da 7 anni e il rinnovo ancora non si vede». La riforma della pubblica amministrazione, la stretta sui furbetti, nell’isola conquista una solenne bocciatura. Anche qui ci sono i disonesti, e anche qui sono invocate le punizioni. Giusto il principio, dunque, ma sbagliati il metodo e i tempi, «sbagliato tutto», dicono i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil funzione pubblica. Impietosi verso la «propaganda renziana, arma di distrazione di massa per allontanare la testa dai veri problemi». Come? «Puntando il dito contro un intero settore, il pubblico impiego, in cui i furbi rappresentano una percentuale minuscola, malvista innanzitutto dai tantissimi che lavorano onestamente».
Propaganda. Dice Nino Cois, segretario regionale Fp Cgil: «È paradossale quello che sta accadendo, si grida allo scandalo contro i fannulloni, c’è la gara a dire che vanno puniti. E intanto le norme, quelle che consentono di intervenire, sanzionando chi sbaglia, non vengono applicate. Perché?» Secondo Cois la ragione è semplice: «Quella del governo Renzi è pura propaganda, perché si vuole affossare il sistema del pubblico impiego. L’obiettivo è fare credere alla gente che si tratti di carrozzoni costosi in cui ciascuno fa quello che vuole, timbrando il cartellino a caso e poi andando a farsi i fatti suoi. E allora ecco il provvedimento choc: sospensione entro 48 ore per i furbetti colti in flagrante. Io dico – aggiunge il segretario della Fp Cgil – che per fortuna viviamo in uno stato di diritto, in cui tutti hanno la possibilità della difesa. E aggiungo che noi sindacalisti siamo i primi ad attaccare i disonesti, perché mettono in cattiva luce chi lavora onestamente. Noi non difendiamo i fannulloni, tutt’altro, chiediamo semplicemente di applicare il principio sacrosanto della legge uguale per tutti».
Distrazione di massa. Perfettamente d’accordo Davide Paderi, segretario regionale Fp Cisl, che considera «inaccettabile questa campagna offensiva contro il pubblico impiego. Esiste un ordinamento giudiziario che ha i suoi tempi e modi, anche per i delinquenti – aggiunge Paderi –, Renzi sembra invece introdurre una "giustizia far west" solo per i pesci piccoli, facili da colpire, servitori dello stato con gli stipendi più bassi d'Europa». Già, perché come ricorda il segretario Cisl, «anziché rinnovare i contratti e riformare davvero servizi e strutture Renzi lancia in aria nuovi bengala, annunci e slogan su materie già normate. La Cisl Fp non difende i pochissimi furbetti che vanno puniti e responsabilizzati, esattamente come i vari capi, ma basta alla macchina del fango».
E i politici? Il no alla riforma, almeno nei termini in cui è stata presentata sinora, arriva anche dalla Uil funzione pubblica. Il segretario generale Fulvia Murru dice che il sindacato è molto deluso: «Ci aspettavamo una riforma che incentivasse il personale e d eliminasse molta burocrazia. Invece tutta l’attenzione sembra concentrarsi su pochi lavoratori disonesti. È bene far sapere – sottolinea – che i furbetti rappresentano appena il 3 per cento del totale, mentre il 97 per cento di lavoratori ligi al dovere aspetta da anni il rinnovo del contratto, nella pubblica amministrazione e nella sanità. Ora si pensa a licenziare chi ruba, giusto, ma lo stesso rigore dovrebbe essere applicato anche alla politica». Perché non si possono fare distinzioni, conclude Fulvia Murru: «Per questo proponiamo un contratto unico, pubblico e privato, così nessuno potrà più dire che i ladri stanno solo da una parte».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google