La Nuova Sardegna

Il centrosinistra scivola sulle poltrone

Enti locali, passa con voto segreto l’emendamento di Tunis (Fi) sul numero dei consiglieri metropolitani

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CAGLIARI. Alla fine la maggioranza è scivolata, nella riforma degli Enti locali, sulla più scontata delle bucce di banana: il numero delle poltrone nel prossimo Consiglio metropolitano di Cagliari. Giunta e affini sono stati impallinati dal voto segreto e da una pattuglia affollata di franchi tiratori. Per soli due voti, l’aula ha approvato l’emendamento presentato da Stefano Tunis (Forza Italia) che aumenta da 14 a 34 i consiglieri metropolitani. È stato un colpo a sorpresa ma certo concordato nei corridoi, con il risultato che la maggioranza si è sfaldata. Ad accusare per primo il colpo è stato l’assessore agli Enti locali: «Dispiace – ha detto – che il Consiglio abbia scelto una strada che di sicuro sarà impugnata dal Governo: è in contrasto con la legge nazionale Delrio». Lo scivolone è arrivato proprio nel momento in cui per la riforma sembrava diventato tutto molto più semplice e meno faticoso, con una volata conclusa con il sì all’articolo 27 sui 76 della legge. Fino al punto che la Giunta non si era neanche opposta a un emendamento di Alessandra Zedda (Fi) che «restituiva piena libertà ai dipendenti delle ex Province di scegliere in quale futuro Ente andare», mentre prima il privilegio era concesso solo agli impiegati della Provincia di Cagliari in trasferimento verso la Città metropolitana. Se è vero che, alla luce del sole, il centrodestra ha continuato sparare contro la riforma, con Michele Cossa (Riformatori) e Giuseppe Fasolino (Fi) fra i più duri, ma anche ad ottenere qualche apertura – fra le altre un articolo speciale per il comune di Golfo Aranci –, sottobanco è stato capace di organizzare la trappola. Che è scattata quasi in chiusura di seduta, quando forse la maggioranza sperava di essere uscita indenne ancora una volta. Invece quando la minoranza ha chiesto il voto a scrutinio segreto, chi era ai banchi della Giunta ha capito il pericolo. Forse persino intuito dal governatore Francesco Piagliaru, che poche ore prima, in diversi colloqui, aveva richiamato la maggioranza a rispettare il vecchio patto: «Votiamo la legge compatti». Non è successo e la voglia bipartisan di aumentare i «posti metropolitani» ha fatto il resto. Oggi, alla ripresa dei lavori, si capirà quali saranno gli strascichi dell’incidente di percorso. Incidente che però ha permesso comunque all’unico consigliere regionale del movimento La Base, Gaetano Ledda, di ottenere quello che voleva: i Comuni montani, grazie a un suo emendamento approvato a larga maggioranza, saranno presto a «burocrazia zero» per le imprese. (ua)

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