Tre inchieste sullo scontro I semafori erano spenti
Si cerca di capire se ci sia un errore umano all’origine dell’incidente con 85 feriti Rimane il giallo della retromarcia di un convoglio il giorno prima del frontale
CAGLIARI. Tre inchieste sullo scontro fra due treni della metropolitana leggera avvenuto martedì alle 8.15 davanti ai parcheggi della città mercato di Pirri con tre persone rimaste ferite in modo grave e altre 82 contuse. La procura ha delegato la polizia municipale per gli accertamenti sulle cause che hanno provocato lo scontro, poi c’è l’inchiesta della Motorizzazione civile e infine quella interna della commissione dell’Arst. Il giorno dopo non ci sono ricostruzioni ufficiali e, anzi, si cerca di prendere le distanze dalla prima versione a caldo, quella sull’errore umano che potrebbe essere la causa prima dello scontro.
Errore umano. È ben possibile infatti che di errore umano si tratti, ma questo potrà essere affermato solo dopo aver ricostruito tutto il puzzle, spiega il vice comandante dei vigili urbani Franco Podda. «In questo momento è impossibile dire cosa sia successo – sottolinea il dirigente – è un fatto eccezionale e una risposta corretta richiede verifiche approfondite. Oggi ci diranno se è possibile parlare con i macchinisti, stiamo già sentendo altri operatori».
Il treno fermato. Tramite l’ufficio stampa l’Arst dirama informazioni sulle condizioni di salute dei feriti, non una riga sull’inchiesta interna. Impossibile avere la conferma ufficiale anche su un’altra circostanza: il giorno prima dello scontro di Pirri sul tratto del binario unico, il treno che era partito dalla stazione Monserrato-Gottardo è stato fermato e il macchinista è dovuto tornare indietro di duecento metri, secondo le voci si sarebbe creata una situazione simile a quella che martedì è sfociata nell’incidente, ma il sistema ha funzionato come doveva e ha eliminato il rischio di collisioni. Così l’Arst: «Non possiamo escludere che sia accaduto (la retromarcia del treno), al momento stiamo esaminando tutte le registrazioni degli ultimi giorni, si potrà dare una versione ufficiale a breve».
I lavori. Tirando le somme una serie di circostanze possono già essere confermate. Il sistema di sicurezza funziona in modo automatico, ma a partire da Natale è stato spento per i lavori del cantiere di via Caracalla. Era spento anche il semaforo di via Vesalio nei pressi dello scambio dove il binario si biforca. Naturalmente, quando si è deciso di disattivare il sistema, l’Arst deve aver diramato un ordine di servizio in cui indicava le procedure alternative. Procedure che hanno come protagonisti tutti gli operatori che lavorano attorno ai controlli del percorso e al movimento dei treni. Quel che comincia a delinearsi è che, se errore umano c’è stato, è possibile che non sia da attribuire a un solo individuo, ma ci sia stata una catena di errori. Spenti i meccanismi, il delicato momento del passaggio dei treni in un senso e nell’altro lungo il tratto di binario unico tra via Vesalio e via Caracalla deve essere gestito sia da una centrale di controllo che dà il via libera sia dai macchinisti sui treni che si fermano negli incroci.
Ustif. Ieri l’Ustif, l’ufficio di autorizzazione dei trasporti che ne certifica la sicurezza, ha autorizzato il riavvio della metro. Se il sistema automatico è ancora spento è evidente che anche oggi i treni funzionano con le procedure alternative. Sono le stesse di martedì giorno dell’incidente o c’è stato qualche cambiamento? I passeggeri aspettano risposte.
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