Autorità portuale, è guerra dei porti tra Stato e Regione
È ufficiale: il decreto dà a Cagliari l’unica Port authority della Sardegna. Ma i numeri mostrano come il traffico sia quasi tutto al nord
SASSARI. Un piano inclinato fa scivolare tutto verso Sud. Un pavimento col fondo taroccato messo a punto con un trucco di governo sposta la sede dell’Autorità portuale a Sud. Cagliari è sempre più il centro attorno a cui gravita il sistema Sardegna. Città metropolitana, sede della Regione, e da oggi anche dell'unica Port Authority dell'isola. Almeno questa è la decisione dell’esecutivo di Matteo Renzi che con un decreto ha ridotto le Autorità da 24 a 15. Un colpo di sciabola per dimezzare presidenti, comitati, cariche e tavoli.
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Il gran rifiuto. Ma per la Sardegna è una scelta difficile da capire, tanto da spingere la stessa Regione, mai troppo dura con il governo amico, a riberallarsi e dire no al piano dello Stato. La riforma Delrio dei porti prevede anche la scelta della sede dalla Port Authority: Cagliari. Ma dalla giunta arriva un documento in cui si ribadisce la volontà di non subire un imposizione dall’alto. Olbia e Porto Torres potrebbero ancora avere qualche possibilità. «La Regione si riserva ogni decisione sulla scelta della sede dell'Autorità portuale della Sardegna. Come già specificato lo scorso anno, quando fu annunciata la creazione di un unico distretto portuale nell’isola, pur condividendo l'ottica della razionalizzazione decisa a livello nazionale, la Regione intende esercitare le sue prerogative sulla scelta della sede più adatta a garantire una gestione equilibrata del sistema portuale sardo nel suo complesso».
Il riordino. Il decreto prevede che Cagliari diventi l’unica sede. Anche il nome cambierà. Si chiamerà Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna. Ne faranno parte anche Olbia, Porto Torres, Golfo Aranci, Oristano, Portoscuso-Portovesme, Santa Teresa. Nel documento c’è anche un piccolo giallo. Arbatax e Sant’Antioco non sono ricompresi. E anche di questo si lamenta la Regione.
Lo strappo. La Regione in modo ufficiale contesta la scelta del Governo, anche se non indica quale sarà la nuova sede. Forse per non cadere nel trappolone della guerra di campanile.
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Scelta politica. Ma a osservare i numeri è facile capire come la scelta fatta da Roma sia tutta politica. Cagliari è un porto marginale nei collegamenti con la penisola. È il più lontano di quelli sardi dagli scali del centro nord, cuore dell’economia mercantile. Ma sono i numeri a certificare il suo ruolo da comprimario. Nel 2014 a Cagliari sono passati 328mila passeggeri. A Olbia ci sono stati 2,5 milioni di transiti. A Porto Torres quasi 700mila ma anche Golfo Aranci con i suoi 524mila passeggeri ha più traffico di Cagliari. E sulle merci la situazione non è molto differente. Cagliari ha un porto canale e una zona franca. Fa 33 milioni di tonnellate di merci, ma 20 milioni sono prodotti petroliferi della vicina raffineria. Gli altri tre porti insieme hanno 6,2 milioni di tonnellate, nei primi otto mesi dell’anno.
Re dei mari. La lotta non è solo una questione di campanile. Le scelte strategiche sullo sviluppo degli scali dell’isola saranno fatti dall’Autorità portuale. Avere il cervello a Nord o a Sud potrebbe avere effetti sulla scelta della destinazione delle risorse. Anche perché fino a oggi nord e sud non hanno mai fatto sistema. In competizione non solo sulle rotte passeggeri e merci, ma anche sullo sviluppo del turismo crocieristico. Grande business del futuro. Cagliari e Olbia hanno da tempo lanciato la corsa per diventare un hub mediterraneo delle crociere. Porto Torres non nasconde le sue ambizioni anche in questo settore. Una battaglia virtuosa che potrebbe finire per lasciare di nuovo all’asciutto il Nord.
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