Invasi sardi ai minimi storici, a un passo dall’emergenza

Mai raggiunti livelli così bassi dal 2003, massima allerta in Goceano e Baronia. Nasce un coordinamento, la Regione pronta a chiedere l’intervento del governo

SASSARI. Più in basso di così solo nel 2003. Ormai quasi si tocca il fondo, le scorte d’acqua in alcune zone dell’isola basteranno solo per poche settimane. Gli invasi sono a secco, la situazione – già critica a ottobre – è precipitata negli ultimi giorni. Con le ultime piogge e le deboli nevicate che hanno dissetato i campi ma non gonfiato i bacini. Da ottobre, quando è stato lanciato il primo allarme, il quadro è peggiorato: le restrizioni aumenteranno e la Regione è pronta a proclamare lo stato d’emergenza, sollecitando l’intervento del governo. Ieri il Comitato dell’Autorità di bacino ha fatto il punto della situazione e istituto una cabina di regia che ne seguirà costantemente l’evoluzione.

La situazione. L’isola è a un passo dal baratro e vaste porzioni del territorio rischiano di rimanere a secco. Il livello generale è considerato di allerta e pericolo, secondo gli indici calcolati dall’Autorità di bacino. La normalità – quando l’acqua è abbondante e le restrizioni nell’erogazione non sono necessarie – corrisponde a un indice compreso tra 0,5 e 1: quello isolano in questo momento è 0,27. E se calerà sino a 0,15 scatterà il livello di emergenza, il numero 4, quello al quale non si dovrebbe mai arrivare. Invece tra il Goceano, il Monte Acuto e la Baronia il livello 4 ormai è a un passo: quindi l’indice è 0,17, significa che negli invasi c’è appena un terzo della portata d’acqua disponibile.

Le aree più a rischio. In quindici comuni le nuove restrizioni sono partite, in molti casi l’acqua sgorgherà dai rubinetti solo per 12 ore al giorno, dalle 18 alle 6 del mattino neppure una goccia. Ma il provvedimento potrebbe non essere sufficiente. In particolare l’invaso di Sos Canales, che serve i centri abitati del Goceano, è in una situazione che i tecnici definiscono drammatica: qui le risorse accumulate sfiorano appena il 30 per cento, un valore così basso non si registrava dal 2003. Stessi numeri per l’invaso di Monte Lerno a Pattada, che insieme a Sos Canales fa parte del sistema idrico dell’Alto Coghinas. E livello che sfiora l’emergenza anche nell’invaso di Maccheronis (Posada) e nell’intero sistema Nord Occidentale: qui gli invasi e i bacini Temo-Cuga e Coghinas hanno accumulato risorse che corrispondono al 43 per cento del totale (indice 0,19). Ancora più giù il Liscia: l’accumulo corrisponde al 34% del totale.

Metri cubi. Complessivamente le riserve idriche ammontano a 998 milioni di metri cubi, corrispondenti al 56,7 % della capacità. Il fabbisogno annuale si attesta mediamente sui 700 milioni di metri cubi: nel 2014 quelli utilizzati per uso civile, per irrigare i campi e per le industrie furono 690. Questi numeri, in teoria, potrebbero significare che per circa un anno e mezzo è garantito l’approvvigionamento per i tre settori perché il volume complessivo corrisponde al 144% del fabbisogno annuo. Nulla di più sbagliato, per due ragioni. Perché l’abbondanza idrica c’è in una porzione della Nurra, dell’Oristanese e del Campidano (e questo è un piccolo miracolo dopo 18 mesi di siccità), mentre il resto del territorio arranca. E all’interno dei diversi sistemi idrici ci sono situazioni al collasso: per esempio l’invaso del Torrei, tra Tiana e Tonara, uso esclusivo civile, in questo momento ha a disposizione solo il 7 per cento del fabbisogno annuo. Per questo è da diverse settimane soccorso dal collegamento con il lago di Gusana. Per Sos Canales, che può contare su uno striminzito 8%, è in corso di attivazione il collegamento con il serbatoio di Monte Lerno.

Campi a secco. Gli invasi a secco hanno una immediata conseguenza: per garantire, anche se a corrente alternata, l’acqua nelle case per uso civile, i campi soffriranno la sete. A meno che il cielo non inizia a rovesciare pioggia, la stagione irrigua sarà a rischio nelle aree servite dall’Alto Coghinas, dal Liscia e dal sistema del Temo.

Il coordinamento. La cabina di regia istituita ieri lavorerà in stretto contatto con il ministero dell’Ambiente e con il dipartimento della Protezione civile nazionale. L’isola si prepara a chiedere lo stato d’emergenza.

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