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L'addio a Scola con un brindisi Commozione, aneddoti e ironia

L'addio a Scola con un brindisi Commozione, aneddoti e ironia

ROMA. Non poteva chiudere meglio l'ultimo addio a Ettore Scola. Tra gli amici, quelli veri che i familiari hanno voluto parlassero nell'arena della Casa del Cinema di Roma a chiusura della camera...

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ROMA. Non poteva chiudere meglio l'ultimo addio a Ettore Scola. Tra gli amici, quelli veri che i familiari hanno voluto parlassero nell'arena della Casa del Cinema di Roma a chiusura della camera ardente, e un brindisi finale voluto dalla moglie Gigliola.

Insomma le sue volontà («voglio sia una festa») sono state rispettate, anche se tra molte malinconie e solo qualche momento di autentica ironia. Stamattina, invece alla camera ardente, c'erano stati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Matteo Renzi, Bernardo Bertolucci, Andrea Orlando, Massimo D'Alema, Nichi Vendola, Maurizio Landini, Giuseppe Cederna e tanti colleghi del mondo del cinema. Il primo a intervenire Carlo Verdone: «Credo sia un pomeriggio che Ettore avrebbe amato, pieno di amici e spettatori. Chi era Scola? Soprattutto una persona perbene a cui tutti dobbiamo qualcosa. Ha messo in scena le miserie, le mitomanie e i lati buffi degli italiani, ma sempre con al centro l'umanità».

Per Giuseppe Tornatore, «nonostante le raccomandazioni di Ettore di fare festa, non capisco proprio come si possa fare. Avrebbe dovuto scriverci lui la sceneggiatura». E poi da Tornatore un aneddoto su quando Scola mostrò a Fellini “C'eravamo tanto amati”: «Fellini dice subito: “bellissimo”. Ma Ettore capisce che qualcosa non gli era piaciuto e alla fine Fellini gli dice la verità: “le inquadrature dall'alto non si fanno perché quello è il punto di vista di Dio. Tu non sei credente, chi te lo fa fare a mettere il punto di vista di Dio?”. Ettore da quella volta sequenze dall'alto non le ha mai fatte, ma credo che questa volta dovrà abbozzare Federico». Dal critico francese Jean Gili il ricordo del grande amore dei francesi per Scola e anche la dichiarazione di vera passione del regista per Trintignant al Festival di Annecy. Una commossa Stefania Sandrelli lo ha ricordato così: «Era infantile, sensibile, intelligente, affettuoso». L'attrice ha citato poi alcune delle frasi dei film di Scola che abitualmente usa. Tra queste: «ai figli che danno pochi pensieri si danno meno pensieri», «la cosa non mi tange», «interessa l'oggetto?», «tu sei più oltre».

Paolo Virzì, nel suo stile, ha stemperato i toni commossi con un racconto autobiografico del suo incontro con Scola da studente ventunenne del Centro sperimentale di cinematografia. L'occasione? Una sessione di scrittura con il regista, Maccari e Scarpelli.

Pif, intervistatore del documentario su Scola “Ridendo e scherzando” firmato dalle figlie Silvia e Paola, ha letto una lettera con una promessa mancata: quella del regista di andare a mangiare con lui, un'ultima pasta cacio e pepe. «Come scusa poteva inventarsi un mal di testa, morire mi sembra esagerato» ha concluso Pif.

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