Oscar: l’Academy cambia le regole
Una svolta dopo le accuse di discriminazione verso registi e attori di colore
LOS ANGELES. Mentre l'Academy si dà nuove regole, il mondo della settima arte si divide. C'è chi plaude le iniziative portate avanti dalla presidente – di colore – dell'Academy, Cheryl Boone Isaacs, e dal suo consiglio di amministrazione (sostanzialmente si procederà a uno svecchiamento e un ricambio generazionale fra i membri votanti, con l'uscita degli attori inattivi da 5 anni e l'ingresso di una quota rosa e afro-americana) e c'è invece chi ritiene che favorire gli attori afroamericani, o gli appartenenti a qualsiasi altra minoranza, sia una anch’essa una forma di discriminazione razziale.
Ne è convinto ad esempio Michael Caine che ieri ha detto che non si può consegnare l'Oscar ad un attore solo perché è nero, mentre Charlotte Rampling, candidata fra le migliori attrici protagoniste per il suo ruolo in 45 anni ha, prima, affermato lo stesso principio: «Boicottare gli Oscar quest'anno è una sorta di razzismo al contrario, contro i bianchi», e poi ha fatto marcia indietro, smentendo le sue parole: «Sono stata fraintesa – ha detto –. Quello che volevo dire è che in un mondo ideale ogni individuo dovrebbe avere uguali opportunità».
Intanto si allunga la lista di chi ha deciso di boicottare la cerimonia del prossimo 28 febbraio. All'iniziativa lanciata da Spike Lee hanno aderito Jada Pinkett Smith, l'attore inglese David Oyelowo (il protagonista del film “Selma”), Mark Ruffalo, candidato per la sua prestazione in “Spotlight” (ma poi ci ha ripensato e ci sarà), Michael Moore e Will Smith.
Anche George Clooney ha voluto dire la sua e ha sottolineato che in passato le cose andavano meglio: «Penso che l'Academy dieci anni fa stesse lavorando meglio di ora – ha scritto Clooney su Variety –. Intorno al 2004 c'erano molti nominati di colore». Clooney poi va alla radice del problema: «pper guadagnare una candidatura devi avere la possibilità di realizzare il tuo film e alle minoranze vengono offerte meno opportunità. Ci dovrebbero essere 30, 40 film di qualità che coinvolgono minoranze e che possono concorrere agli Oscar. Per inciso, parliamo di afroamericani. Per gli ispanici è anche peggio».
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