Unioni civili: la legge rischia di cadere
Tra catto-dem e maggioranza non c’è intesa ma Cirinnà è ottimista. Incognita M5S. Mika contro il Pirellone pro Family day
ROMA. «Penso che entro metà febbraio l’Italia avrà la legge». Monica Cirinnà è ottimista sul ddl sulle unioni civili che porta il suo nome e assicura che nel Pd, spaccato tra laici e catto-dem, alla fine si troverà il punto di caduta. Ma l’incertezza sui numeri e sulle modifiche lascia spazio ai dubbi. E il clima politico si innervosisce, 24 dopo le parole del Papa sulla famiglia. Ha suscitato un vespaio di polemiche l’illuminazione cubitale del palazzo della Regione Lombardia a sostegno del Family day, alla vigiliadel giorno in cui nelle piazze italiane si sono tenute le manifestazioni in favore del riconoscimento delle diritti delle coppie omossessuali. «Amore=Famiglia» ha replicato su Instagram Mika, postando un fotomontaggio del Pirellone. «Dovunque c’è amore c’è famiglia, dall’intolleranza invece nasce solo odio», ha aggiungo il cantante, dando il via a tutta una serie di fotomontaggi dello stesso tipo. «Maroni pensa che il Pirellone sia roba sua, si sbaglia di grosso, è di tutti e non si può usare per fini di parte #serietà, ha scritto su Twitter il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. La legge arriverà in Aula il 28, due giorni prima del Familiy day che vedrà confluire in piazza anche molti parlamentari della maggioranza.
Il Pd cercherà ancora di trovare un’intesa martedì alla riunione del gruppo. Al momento sono due le strade ritenute percorribili. La prima ha come cardine l’emendamento firmato Lumia-Fedeli. Si ribadisce che il percorso per l’adozione del figlio del partner non è automatico ma dipende dal Tribunale dei minori. Il riferimento è la sentenza della Consulta del 2010. Il Pd, anche per evitare dubbi di costituzionalità a quanto pare esplicitati dal Colle, ha tolto ogni riferimento all’istituto del matrimonio per far cadere l’equiparazione con le unioni civili. Sono una trentina i catto-dem che sarebbero ancora perplessi. La mediazione è ritenuta insufficiente. «L’impianto della Cirinnà non viene modificato», sostengono. Ma la parte laica del Pd non è disposta a cedere su altro. Lo considera anzi «il limite massimo» oltre il quale il ddl sarebbe un compromesso al ribasso. Nella valanga di oltre 6mila emendamenti già presentati (5.000 dalla Lega) preoccupano i 9 dei catto-dem che comprendono paletti sull’affido rafforzato e l’introduzione del reato di maternità surrogata per chi la realizza anche all’estero. I catto-dem sembrano guardare con più favore altri emendamenti, sempre Pd, come quello che introduce una pre-adozione di 3 anni, che però non godono del sostegno del gruppo. Insomma per ora la mediazione è fallita. E il rischio di affidare all’Aula una navigazione a vista è più che concreto. Sulla carta la legge avrebbe comunque i numeri per passare. Anche al netto delle defezioni dem. I 5stelle hanno assicurato che sono pronti votare il testo se non verrà cambiato. «Abbiamo già votato la legge sulle unioni civili in commissione e la continueremo a votare», ha ribadito Luigi Di Maio precisando che il M5S non fa accordi con il Pd. Ma a largo del Nazareno l’idea di far diventare i grillini l’ago della bilancia di una legge che per Renzi è «irrinunciabile» non piace affatto. E poi sono previsti molti voti segreti e si teme che tanto i grillini quanto qualcuno della minoranza dem sia tentato di dare un colpo al governo. Dai primi voti sulle pregiudiziali si capirà quali rischi corre effettivamente il ddl Cirinnà.
Mentre la Lega annuncia barricate e Maurizio Gasparri assicura che la libertà di coscienza di cui ha parlato Silvio Berlusconi deve essere interpretato come un no, il capogruppo Fi al Senato Paolo Romani chiede di «evitare atteggiamenti ostruzionistici» ma anche «canguri».
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