Saras, ipotesi patteggiamento per la tragica fine dell’operaio
CAGLIARI. Sembrava che il processo ai vertici Saras per la morte dell’operaio siciliano Pierpaolo Maria Pulvirenti filasse liscio verso il giudizio, invece ieri davanti al gup Giampaolo Casula alcuni...
CAGLIARI. Sembrava che il processo ai vertici Saras per la morte dell’operaio siciliano Pierpaolo Maria Pulvirenti filasse liscio verso il giudizio, invece ieri davanti al gup Giampaolo Casula alcuni difensori hanno lanciato l’ipotesi di chiedere il patteggiamento della pena. Per certi versi è un colpo di scena, sempre che la scelta sia ispirata alla logica del riconoscimento della colpevolezza. Comunque sia il giudice ha preso atto e ha aggiornato l’udienza preliminare all’8 marzo. Come dire che le difese hanno un mese e mezzo di tempo per trovare un accordo con il pm Emanuele Secci e proporne i termini al giudice. Per adesso tutto resta com’è: la Saras è stata chiamata in giudizio come responsabile civile per la morte dell'operaio, finito asfissiato dal gas il 12 aprile 2011 mentre si apprestava a bonificare un impianto della raffineria a Sarroch. Mentre gli indagati rispondono individualmente della propria posizione processuale. Di certo il pm Emanuele Secci chiederà il rinvio a giudizio per Massimo e Gianmarco Moratti, che devono rispondere nei ruoli di presidente e amministratore delegato di omicidio colposo, lesioni colpose e violazioni delle norme di sicurezza come datori di lavoro. Il pm Secci ha riportato nel capo d'imputazione l'intera filiera gerarchica, partendo dai vertici per arrivare agli operai preposti della ditta Star Service, che lavorava per Saras con un contratto d'appalto. Rischiano quindi il rinvio a giudizio a vario titolo e con le stesse accuse anche il direttore generale di Saras Dario Scaffardi, il direttore operations management dello stabilimento Guido Grosso, il direttore dell'asset management Antioco Mario Gregu, il dirigente operations Giulio Mureddu, il responsabile dell'area produzione distillazioni e desolforazioni Gianluca Cadeddu, il preposto responsabile di esercizio Massimo Basciu, il preposto capo turno giornaliero dell'impianto Dea3 Luciano Capasso, l'operatore unità 400 dell'impianto Dea3 Francesco Casula, l'amministratore della Star Service Adriana Apollonia Zappalà, il dirigente di Star Service Innocenzo Condorelli e il preposto capo cantiere della ditta d'appalto Pietro Serranò. La Saras risponde come responsabile amministrativo attraverso i fratelli Moratti e altri sei indagati: in caso di condanna sarà l'azienda di Sarroch a pagare i risarcimenti.
Nella relazione tecnica elaborata dal consulente Salvatore Gianino si fa riferimento a un "grave deficit organizzativo" che sembra coinvolgere il gruppo di comando della raffineria in una sequenza di inosservanze delle norme sulla sicurezza. L'operaio siciliano della ditta Star Service venne investito da un getto d'idrogeno solforato mentre si accingeva a entrare nell'impianto Dea3 della Saras per pulirlo, seguito dal compagno Gabriele Serranò, scampato alla morte per caso. L'inchiesta ha consentito di accertare che l'impianto Dea3 non era stato bonificato e il compito di renderlo disponibile all'intervento di pulizia non era della ditta dell'appalto ma della Saras. (m.l)
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