La Nuova Sardegna

i testi dell’accusa in aula

Diana e le spese del gruppo: l’imprenditore non ricorda

CAGLIARI. La stessa fattura usata due volte, fatture «accomodate» nell’oggetto e nell’importo in base alle esigenze del Pdl di giustificare le spese, un rapporto stretto e continuo con il...

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CAGLIARI. La stessa fattura usata due volte, fatture «accomodate» nell’oggetto e nell’importo in base alle esigenze del Pdl di giustificare le spese, un rapporto stretto e continuo con il centrodestra del consiglio regionale finito come tutti sanno: in carcere lui, l’imprenditore cagliaritano Riccardo Cogoni, e in carcere il potente capo del gruppo di centrodestra, l’oristanese Mario Diana. Il primo accusato di essere il “giustificatore” delle spese illegali del gruppo Pdl, il secondo il responsabile di ogni euro uscito dalle casse del gruppo ed ora a giudizio immediato per peculato aggravato. Sono passati quasi due anni e mezzo da quel caldissimo 4 novembre 2013 quando il giro di provvedimenti di custodia cautelare scatenò il panico negli ambienti politici regionali. Ed ora chiamato al dibattimento come testimone assistito dal pm Marco Cocco per ricostruire quei rapporti considerati illegali, Cogoni - che ha patteggiato un anno e otto mesi per concorso in peculato aggravato - avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere come hanno fatto prima di lui Carlo Sanjust, Onorio Petrini e Sisinno Piras, tutti condannati per reato connesso. Una rapida sfilata, il tempo che i presidente Gatti ricordasse ai tre ex consiglieri regionali il proprio diritto di stare in silenzio e rifiutare l’interrogatorio. A sorpresa invece non si è sottratto all’esame in aula ma si è rifugiato nel silenzio e nelle amnesie quando il pm gli ha chiesto conto di ogni operazione, fattura per fattura. Una sequenza di non ricordo e di «mi avvalgo» finchè il tribunale presieduto da Claudio Gatti ha accolto un’obiezione del difensore, l’avvocato Massimiliano Ravenna, e ha chiesto al magistrato dell’accusa di interrompere la raffica di domande. D’altronde è tutto scritto negli atti, che il pm Cocco ha consegnato ai giudici - con il consenso dei difensori Mariano e Massimo Delogu - perché entrassero nel fascicolo del giudizio. L’attenzione si sposta ora sul 5 febbraio, quando Diana sosterrà l’esame del pm Cocco. Dovrà giustificare le famose penne Montblanc, i Rolex, i libri pregiati e anche il banchetto di nozze pagato a Sanjust. (m.l)

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