«Energia a basso costo per il rilancio»
La giunta approva il piano: un sistema integrato per ridurre le emissioni del 50% e aiutare imprese e famiglie
CAGLIARI. Il piano energetico della Sardegna è ufficiale e ora si sa che la Giunta punta in alto senza fare però – questo è il giuramento– «mai un salto nel buio». Subito qualche esempio per capire quale vuole essere la portata della sfida. Dimezzare – ad esempio – il costo dell’energia per famiglie e imprese, o ancora rendere autosufficiente la Sardegna, che già produce più di quanto consuma ma poi di fatto svende l’«eccesso» e quando semmai ha bisogno di un extra la ricompra al doppio. Ma soprattutto vuole ridurre del 50 per cento l’emissioni di anidride carbonica entro il 2030, mentre l’Unione Europea si è posta un traguardo più basso, il 40. Lo farà con «l’abbandono graduale delle fonti energetiche inquinanti, il carbone e l’olio combustibile oggi in maggioranza». L’addio però sarà possibile solo se la Sardegna avrà nel frattempo la certezza di avere il metano allo stesso costo delle altre regioni. «L’avrà e siamo convinti anche presto: la trattativa con il Governo è buon punto», è stato il secondo giuramento.
La presentazione. Atteso da mesi e dopo un lungo travaglio, il Piano è stato licenziato in via provvisoria dalla Giunta. Per il sì definitivo, bisognerà aspettare che tutte le parti sociali dicano la loro. A presentare il «testo di cui vogliamo che la Sardegna discuta» sono stati il presidente della Regione Francesco Pigliaru, l’assessore all’Industria Maria Grazia Piras e Alfonso Damiano, che di energia sa molto: quella «elettrica» è il tema delle sue lezioni all’università di Cagliari.
La sintesi. È complessa per un Piano che prevede interventi dovunque: dagli edifici pubblici che dovranno autoprodurre l’energia consumata alle colonnine sulla Carlo Felice per ricaricare le auto elettriche. Poi ancora: gli accumulatori perché l’energia prodotta da piccoli impianti eolici (quelli mostruosi saranno banditi) non sia dispersa nella rete, svenduta appunto, ma accumulata e riutilizzata nel giusto momento. C’è molto di futuribile nel Piano, ma nulla di impossibile, ha ribadito la Giunta, «in questo modello all’avanguardia in Europa e che possiamo sostenere anche se, come speriamo, riprenderà a marciare la grande industria».
Oltre la sperimentazione. «Siamo già oltre – ha detto il presidente Pigliaru – e la realtà è molto più vicino di quello che potrebbe sembrare». È stato l’assessore Piras ad aggiungere: «Stiamo lanciando il cuore oltre l’ostacolo e parliamo di un’energia a basso costo per rilanciare lo sviluppo». In Sardegna – ha sottolineato Alfonso Damiano – «ci sono già 12 distretti elettrici che sono alla pari fra produzione e consumo di energia. Bene, l’obiettivo è che questa situazione virtuosa a macchia di leopardo si estenda alla Sardegna». È molto possibile che avvenga, ha continuato l’esperto, con questo modello moderno, intelligente, capace fra azioni strategiche e azioni dirette di produrre energia non solo low cost ma a chilometro zero».
Il metano. L’arrivo del gas a basso costo è già all’interno del Piano per il Sud dedicato alla Sardegna. «Non siamo tifosi – ha detto Pigliaru – del tubo sottomarino o del gas naturale liquido trasportato dalle neve, Prima di tutto dal Governo vogliamo avere la certezza di mettere al sicuro la Sardegna dalle speculazioni di mercato. Il metano arriverà solo quando il Governo firmerà la clausola in cui s’impegna a garantire sempre lo stesso prezzo pagato dalle altre regioni e non siamo lontani dalla meta». (ua)
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