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Soru: «Ho commesso un errore, non volevo evadere il Fisco»

di Mauro Lissia
Soru: «Ho commesso un errore, non volevo evadere il Fisco»

Il segretario del Pd ripercorre la vicenda del prestito a Tiscali e il milione e mezzo non dichiarato «Volevo pagare subito ma Equitalia ha messo all’asta la mia casa e pignorato un terzo dello stipendio»

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CAGLIARI. Un errore, soltanto un errore che si è trasformato in un incubo: la villa di viale Bonaria sequestrata e messa all’asta da Equitalia, un terzo dell’indennità di parlamentare pignorato dal Fisco. Più che un interrogatorio è stata una pubblica confessione quella resa da Renato Soru davanti ai giudice Sandra Lepore, accusato di evasione fiscale per l’ormai notissima vicenda del prestito da 27 milioni concesso dalla società londinese Andalas alla cagliaritana Tiscali, sul quale il segretario regionale del Pd avrebbe lucrato gli interessi. Rispondendo alle domande del pm Andrea Massidda l’europarlamentare ha ripercorso passo per passo quei giorni del 2004, mettendo in chiaro che se evasione c’è stata nelle sue tasche non è rimasto nulla e comunque nelle scelte amministrative non c’era la volontà di evitare il saldo delle tasse: «Non ho mai voluto sottrarre soldi al Fisco – ha spiegato Soru al tribunale – ho dimostrato di aver investito su un progetto industriale, quello di Tiscali e non sul volermi arricchire». D’altronde, ha detto ancora, se quella fosse stata l’intenzione sarebbero state altre le operazioni convenienti, in una fase storica in cui la sua disponibilità finanziaria era elevatissima per gli utili realizzati nella Repubblica Ceca. Al contrario, ha detto Soru, da quell’operazione sardo-londinese ha ricavato solo perdite e quel milione e mezzo evaso si è ingrandito progressivamente come un blob, per gli effetti moltiplicatori delle sanzioni. Sino ad arrivare a quei dieci milioni che Soru non è stato finora in grado di restituire al Fisco.

È vero che gli interessi maturati sul prestito sono finiti nel suo conto, ma - ha detto al tribunale l’ex governatore - era tutto alla luce del sole: «Ero così tranquillo che non ho nemmeno usufruito dello scudo fiscale – ha spiegato – che mi avrebbe consentito di risolvere in poco tempo e con molto meno denaro questa situazione». Soru - difeso dagli avvocati Roberto Zannotti, Giuseppe Macciotta e Fabio Pili - ha spiegato di aver trascurato completamente i suoi affari negli anni in cui ha ricoperto la carica di presidente della Regione e anche questa scelta ha probabilmente contribuito all’errore commesso.

«Sono chiamato in causa per un’operazione che solo per motivi formali da perdita, quale è stata, figura come un’utile che però non ho realizzato – ha aggiunto l’ex presidente della Regione – non sapevo e non pensavo che quell’operazione potesse essere rilevante. Ho fatto le cose senza cercare vantaggi fiscali, dimostrando di non mettere il denaro al primo posto. Ma questa vicenda si è trasformata in un incubo».

Con un filo di commozione nella voce, Soru ha spiegato che, visto il suo ruolo pubblico, aveva deciso di non impelagarsi in una controversia fiscale ma di pagare quanto gli veniva chiesto. La sua pratica però era già finita ad Equitalia con tutti i meccanismi di moltiplicazione degli importi che hanno portato la cifra da versare, a poco meno di dieci milioni di euro: «Non è stato facile. Mi hanno preso un terzo dello stipendio e messo la casa in vendita». Sul perché avesse costituito Andalas, l’ex presidente ha risposto di aver creato quella società perché aveva già lavorato all’estero e non escludeva di poter continuare i suoi affari anche fuori dall’Italia, ma di aver fatto tutto con la massima trasparenza. L’udienza è stata rinviata al prossimo 5 aprile per le conclusioni delle parti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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