La Nuova Sardegna

Pd, Soru tenta la via diplomatica: «Pronto a lasciare se non servo»

di Roberto Petretto
Pd, Soru tenta la via diplomatica: «Pronto a lasciare se non servo»

Il governatore Pigliaru e l’assessore Deiana in direzione parlano di trasporti, poi lasciano il vertice L’area Fadda-Cabras diserta l’incontro: «Ci saremo il 12 febbraio, la situazione ormai è grave»

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ORISTANO. Il segretario Renato Soru auspica un partito che agisca come «una comunità di pari», ma da quella parte di maggioranza che lo sta facendo vacillare si prende, ancora una volta, l’accusa di essere un leader affetto dalla sindrome dell’“uomo solo al comando”.

Se quella di ieri mattina voleva essere una prova di forza da parte del segretario, con la convocazione della direzione regionale per la discussione sul tema dei trasporti, l’operazione non è riuscita benissimo. «C’erano 27 componenti la direzione, non c’era il numero legale. La riunione non ha alcuna validità»: Giacomo Spissu parla a nome di quella parte di maggioranza che sembra non riconoscersi più nelle posizioni del segretario. Soru, messo sotto pressione, non cambia strategia. Annuncia una nuova convocazione della direzione regionale per il 12 febbraio, per discutere dei temi squisitamente politici, e dice: «Sono segretario per spirito di servizio. Se non servo, sono pronto a lasciare. Ho molte altre cose da fare».

Ieri a Oristano intorno a lui c’erano i fedelissimi, era invece assente l’area Cabras-Fadda. Il presidente Pigliaru e l’assessore Massimo Deiana hanno partecipato alla riunione solo per la parte “tecnica” dedicata al tema dei Trasporti. Poi via: Pigliaru non è voluto entrare nel merito degli aspetti politici: «la Giunta regionale ha un programma chiaro e condiviso dalla maggioranza. Le turbolenze all'interno di questo o quel pezzo della maggioranza sono fisiologiche, ma quello che conta è che la maggioranza continui a condividere il programma».

Renato Soru non cambia strategia e auspica una ricomposizione nel giro di 12 giorni: «Bisogna partecipare e discutere, le questioni interne si affrontano con il confronto. Gestione unitaria? La mia segreteria è sempre stata improntata alla gestione unitaria».

E, riferito all’assenza di una parte della maggioranza, ha detto: «La politica può essere uno scontro, ma non può essere un rifiuto».

Visione opposta a quella dei dissidenti: «Avevamo chiesto al segretario di modificare l’ordine del giorno in presenza di una crisi politica - dice ancora Giacomo Spissu -. Non l’ha fatto, ma è un segretario in difficoltà che non ha più maggioranza. E ora dovrà essere molto convincente. Il 12 a Oristano noi ci saremo. E faremo un discorso adeguato alla gravità della crisi del partito e della maggioranza che lo ha eletto».

Il segretario ha dimostrato di essere convinto della strada imboccata e sembra deciso a non cambiarla: «Il partito - ha aggiunto - esiste se discute e si esprime collegialmente nei suoi organi, come una comunità di pari».

Ora le diplomazie tornano al lavoro, anche se i toni non sembrano lasciare molto spazio per un riavvicinamento. Così il 12 febbraio a Oristano potrebbe esserci lo scontro finale.

@Petretto

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