La Nuova Sardegna

Tribunali dell’isola paralizzati Troppe cause e organici scarsi

di Mauro Lissia

Boom dei ricorsi per i rifugiati: 250 alla settimana. Manca l’11 per cento del personale amministrativo A Sassari crescono i reati contro l’amministrazione, all’Ogliastra il record annuale degli omicidi

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CAGLIARI. Chi voleva una giustizia civile più celere è servito: già intasato da un numero di cause in crescita costante, da un anno a questa parte il tribunale di Cagliari deve far fronte a un incredibile assalto a base di ricorsi contro i “no” della Prefettura allo status di rifugiato. I numeri sono impressionanti: 6543 domande nel 2015, concentrate negli ultimi mesi dell’anno, lascito inevitabile dell’ondata di sbarchi estiva. Secondo l’Anm alla fine del 2016 saranno almeno 9500 («un’emergenza non gestibile») e tutti i tribunali dell’isola dovranno dare il proprio contributo.

Fenomeno esplosivo. La presidente della Corte d’Appello Grazia Corradini ha parlato di «fenomeno esplosivo» e la presidente dell’Ordine forense distrettuale Rita Dedola ha fornito cifre significative: 250 ricorsi alla settimana, una cinquantina al giorno. Conseguenza: malgrado i tre giudici distaccati a occuparsi solo dei richiedenti asilo, le pratiche si ammucchiano nelle cancellerie. Non solo: l’Ordine degli avvocati deve esaminarle una per una per stabilire se chi ricorre ha diritto al patrocinio a spese dello Stato. Sono migliaia, presto milioni di euro che dovrebbero finire nelle tasche dei legali, costretti spesso ad attese di anni prima di ricevere il compenso del proprio lavoro. Tempi biblici: calendario alla mano le udienze per trattare i ricorsi vanno oggi al 2019, con previsioni che portano al 2020. Nel frattempo, profughi o no, i migranti possono restare sul territorio sardo con buona pace dei Salvini di turno.

Organici all’osso. Al momento non c’è rimedio ed è questa la novità che ha rischiarato il grigio secolare dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016. La presidente Corradini non fa che ripeterlo: il collo di bottiglia che rallenta i procedimenti penali e civili resta la carenza ormai storica del personale amministrativo. Non si fanno concorsi dal 1984, il livello di scopertura negli organici viaggia nell’isola verso l’11 per cento. Mancherebbero anche magistrati, ma per quanto riguarda le toghe i conti si faranno dopo la riforma della rete giudiziaria: nient’altro che tribunali tagliati (Tempio, Lanusei) e proteste conseguenti.

Meno procedimenti. A leggere i numeri sembrerebbe crescere la sfiducia, perché la tendenza volge al ribasso. Meno procedimenti penali, meno cause civili. Come se i cittadini fossero scoraggiati dalla lentezza dei processi e soprattutto dal costo, quello sì in crescita costante. Per il resto, a scorrere i dati contenuti nella relazione del primo Presidente, la Sardegna criminale cuoce nel brodo di sempre. Con qualche scostamento verso l’alto - ha spiegato Grazia Corradini - che riguarda i reati contro la pubblica amministrazione, lo stalking, i crimini informatici, le truffe e le ricettazioni.

Più fallimenti. Vanno su i numeri dei fallimenti e dei reati collegati, incide sulla tendenza la crisi economica e l’impunità legata alla prescrizione. Se i processi per eversione riguardano Sassari, pesano sulla coscienza collettiva le violenze sessuali: 7 processi a Sassari, numeri verso l’alto a Cagliari con sempre più minorenni coinvolti nel ruolo di vittime predestinate. Nell’Oristanese rimangono costanti i reati sessuali in ambito familiare (12). All’Ogliastra il poco invidiabile oscar dei delitti di sangue: 6 omicidi nel 2014, mentre il procedimento per disastro ambientale legato al poligono di Quirra si è sgonfiato passo dopo passo, non più disastro ma violazione del principio di cautela. Restano nella fisiologia le intercettazioni disposte dalle procure: 2029 telefoniche, 346 ambientali.

Mediazione fallita. Discorso a parte la giustizia civile: la tanto sbandierata mediazione ha fallito e a denunciarlo è la presidente Corradini. Lo scorso anno in Sardegna solo il 5,5 per cento, ossia in 164 casi, è stato raggiunto un accordo. Mentre nel 56,6 per cento il chiamato non è nemmeno comparso. «La mediazione – ha detto Corradini - viene vissuta come un inutile dispendio di tempo e di denaro, si dovrebbe avere il coraggio di modificarla o di eliminarla».

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