La Nuova Sardegna

A Soru restano 10 giorni per salvare la segreteria

di Luca Rojch
A Soru restano 10 giorni per salvare la segreteria

Il 12 il vertice decisivo, ma l’europarlamentare potrebbe restare in sella Le fibrillazioni dei democratici e il rischio di nuove turbolenze in Regione

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CAGLIARI. Tutto in due settimane. Per fermare la caduta nel vuoto il segretario Pd Renato Soru deve trovare una nuova maggioranza entro il 12 febbraio. O elaborare una strategia che gli consenta di traghettare il partito da una posizione di minoranza. Soluzione non facile.

Solo Soru. Il dato di partenza è sintetizzato in una frase affilata e lapidaria di uno dei leader delle correnti che hanno spinto Soru alla segreteria, Giacomo Spissu. «Non ha più la maggioranza». E l’europarlamentare partirà da questo dato per elaborare una sua strategia. Nella speranza che non sia una exit strategy. Ma dopo lo strappo di due delle tre anime che reggevano la sua segreteria, quella di Fadda e Cabras, Soru si trova a un passo dal baratro. Anche la minoranza ha deciso di non fare da stampella al segretario. Per l’ex governatore una posizione complicatissima. Il segretario non sembra essere incollato alla poltrona. «Sono pronto a fare un passo indietro».

Le opzioni. Il 12 se Soru non dovesse avere una maggioranza si potrebbero aprire diversi scenari, alcuni pericolosi per il Pd. Se Soru si dovesse dimettere si potrebbe eleggere un nuovo segretario, ma si dovrebbe trovare una maggioranza alternativa. Difficile pensare di trovare una nuova guida senza l’appoggio dei soriani. E l’infinita tela diplomatica andrebbe ritessuta. La seconda ipotesi è che Soru non si dimetta e venga sfiduciato dall’assemblea. In quel caso ci sarebbe un periodo di commissariamento del partito deciso da Roma. Tempi lunghi e il Pd senza un vero segretario dovrebbe andare avanti e affrontare le comunali. In attesa di arrivare all’elezione di un nuovo segretario. Una difficoltà che potrebbe anche far concretizzare il miracolo e mantenere Soru in sella, ma sotto una sorta di tutela da parte del resto del partito. Un’ipotesi non remota. Nessuno ha chiesto le dimissioni del segretario, anche se le correnti hanno fatto di tutto per fargli capire di non volerlo più sostenere.

La geografia. Soru ha perso il sostegno dell’area Fadda e di quella Cabras, di cui fanno parte Giacomo Spissu, il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, il senatore Silvio Lai. Ma anche di quella guidata da Roberto Deriu, e di quella del deputato Gian Piero Scanu. Nessun sostegno dalla minoranza, tra loro l’area legata al senatore Ignazio Angioni, con lui anche l’ex sottosegretaria Francesca Barracciu. Non faranno da stampella neanche dai renziani. Ma proprio loro potrebbero diventare un punto di appoggio di una segreteria Soru bis. L’isola è l’unica regione in cui i renziani sono nella minoranza e un loro ingresso nella segreteria potrebbe essere incoraggiato e sostenuto da Roma. Soru potrebbe portare avanti una sorta di guida condivisa con una segreteria che rappresenti tutte le anime del partito, o per lo meno una buona parte.

Effetti collaterali. E in queste settimane in Regione dovranno essere affrontati snodi fondamentali come l’Irpef, la Finanziaria, la sanità. E un Pd nel caos non potrà che portare fibrillazioni in maggioranza. Anche per questo il cambio del segretario potrebbe essere rimandato.

Il 12. La riunione del 12 diventa una sorta di spartiacque, anche perché sarà la prima volta che all’ordine del giorno ci sarà la situazione politica del partito, a quasi un mese dalle dimissioni di Romina Mura dalla segreteria. Primo sassolino che ha fatto precipitare la valanga.

Trasporti. Fino a oggi si è parlato di trasporti. Perché Soru, con una certa rigidità ha preferito convocare una direzione dedicata alla discussione del tema trasporti. Mentre il suo partito veniva traghettato verso gli inferi della crisi. E anche per questo che a parte i soriani a Oristano non è andato nessuno. Il presidente della giunta Francesco Pigliaru e l’assessore ai trasporti Massimo Deiana hanno rispettato il protocollo e sono andati a esporre i progetti della Regione in tema di trasporti. Ma proprio questo confronto è servito a mettere ancora più in evidenza la distanza tra la giunta e la segreteria. Pigliaru e Deiana hanno confermato che la linea è comune. Soru, anche se ha puntato il dito contro l’ex governatore Ugo Cappellacci e non contro la giunta attuale, ha portato avanti una serie di proposte differenti rispetto a quelle sostenute dalla giunta. Ma il dissidio sui trasporti sembra alla fine essere diventato un casus belli, un particolare secondario in un rapporto sempre più complicato. In realtà le maggiori frizioni non sono con Pigliaru, ma proprio con gli ex alleati, l’area Fadda-Cabras, che hanno contestato a Soru di agire in perfetta solitudine, con la logica dell’uomo solo al comando. Il segretario ha respinto le critiche, ma ora dovrà cercare di fare della diplomazia la sua qualità migliore.

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