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Legò un meticcio all’auto: sconti la pena in un canile

di Valeria Gianoglio
Legò un meticcio all’auto: sconti la pena in un canile

Nuoro, l’allevatore nel 2014 trascinò l’animale per strada fino a ucciderlo Cinque associazioni animaliste, parte civile, avanzano la loro richiesta al giudice

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NUORO. Per le cinque associazioni animaliste arrivate da tutta Italia, che ieri mattina si sono costituite parte civile, non c’è alcun dubbio: se proprio, come chiede il suo avvocato, Giuseppe Piredda vuole scontare ciò che ha commesso nell’aprile del 2014, e la morte del cane randagio che ha ucciso trascinandolo con una corda attaccata alla sua auto, deve farlo, però, lavorando in un canile della provincia di Nuoro. Come in una sorta di pena del contrappasso. Sarà il giudice monocratico, in una udienza fissata per il 24 giugno, a decidere se concedere a Piredda questa possibilità e ammetterlo così, come ha proposto il suo difensore di fiducia, Gianfranco Careddu, all’istituto giuridico della “messa alla prova”. Un percorso previsto dal codice che permetterebbe all’imputato di estinguere il reato svolgendo lavori utili alla società. «A noi sta bene – hanno detto, in coro, le associazioni animaliste – l’importante, però, è che lo faccia andando a lavorare in un canile del territorio».

Ci vorranno alcuni mesi, dunque, perché la vicenda giudiziaria arrivi al dunque, ma intanto, già da ieri, registra un avvio scoppiettante e anche piuttosto affollato. Sono circa le 10 del mattino, infatti, quando il processo che vede Piredda come imputato si apre in modo ufficiale. Secondo l’accusa che nel luglio del 2014 ne aveva disposto la citazione diretta a giudizio, l’allevatore di Irgoli, il 5 aprile del 2014, sulla strada che da Irgoli conduce a Capo Comino «con crudeltà e senza necessità, cagionava la morte di un animale, segnatamente un meticcio di circa otto mesi che legava, tramite una fune, al proprio autoveicolo, per poi trascinarlo, ad elevata velocità, sul manto stradale». La Procura ha contestato all’allevatore anche l’aggravante di aver commesso il fatto insieme a un minorenne. «Quel cane - aveva spiegato Piredda, all’epoca dei fatti - non era mio, ma un randagio che da tempo imperversava nella zona e uccideva il bestiame. Io, quel giorno, l’ho beccato mentre azzanava una mia pecora. Per questo, ho deciso che avrei dovuto allontanarlo subito da quella campagna. Così, l’ho legato alla fune e ho cercato di allontanarlo da là». Ma durante il percorso, l’auto esce fuoristrada e il cane muore. Una fine davvero tremenda. Una gazzella del nucleo radiomobile della compagnia di Siniscola, poco prima, si era accorta del cane legato e aveva inseguito l’auto di Piredda che tuttavia non si era fermata. Per questo in seguito all’allevatore è stato contestato anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Ieri mattina, dunque, in tribunale a Nuoro il processo si è aperto, e ben cinque associazioni si sono costituite parti civili: sono l’Enpa, con l’avvocato Claudia Ricci, l’Anpana, con l’avvocato Stefano Piredda, la Lega anti-vivisezione, con l’avvocato Cinzia Tirozzi, la Lega nazionale per la difesa del cane, con l’avvocato Michele Pezone, e la sezione di Alghero della Lega per la difesa del cane, rappresentata dall’avvocato Francesco Carboni. «Chiedo che il mio assistito venga ammesso all’istituto della messa alla prova – ha esordito l’avvocato Gianfranco Careddu – potrebbe svolgere lavori di pubblica utilità al comune di Loculi». «Noi chiediamo che invece li possa svolgere in qualche canile del territorio», hanno replicato le associazioni animaliste. Il giudice deciderà nell’udienza di fine giugno. Nel frattempo, sia la difesa sia le parti civili faranno una ricognizione dei canili della provincia di Nuoro che potrebbero accogliere Piredda come aiutante.

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