Alghero, chiusa la base
A novembre nuovo taglio dei voli: rimarranno soltanto tre collegamenti
SASSARI. Altro che marcia indietro, Ryanair conferma i tagli per l’estate e rilancia: dal 1° novembre la base di Alghero sarà chiusa, via gli aerei e addio a quasi tutti i collegamenti. Si volerà solo verso tre destinazioni: Bergamo, Pisa e Bologna le più probabili. L’annuncio a Milano, durante la presentazione di nuove rotte dagli scali di Orio al Serio e Malpensa che compensano solo in parte la massiccia dieta dimagrante della compagnia low cost, «imposta – ha detto il direttore commerciale David ÒBrien – dall’aumento delle tasse aeroportuali, da 6,5 a 9 euro, 10 a Roma». Addio a 16 rotte, cancellate due basi (oltre ad Alghero c’è Pescara), persi 600 posti di lavoro e 800mila clienti. Per la Sardegna, già in fibrillazione dopo la cancellazione dei voli estivi, è una disfatta. L’Europa diventa un miraggio, ma anche la Penisola è sempre più lontana. Alghero non ci sta: oggi i lavoratori dell’aeroporto andranno a Cagliari. Al loro fianco ci sarà la Sardegna intera.
Annuncio choc. È un pugno allo stomaco, che arriva quando l’isola iniziava ad accarezzare la speranza di riuscire a impedire il taglio dei voli annunciato dal 1° aprile. A fine novembre, in una lettera ai dipendenti, la regina del low cost aveva comunicato l’intenzione di ridurre la presenza nell’isola, dimezzando gli aerei di stanza nella base di Alghero (da due a uno) e tagliando collegamenti sia dal Riviera del Corallo sia dall’aeroporto di Cagliari-Elmas. In tutto 22 rotte cancellate, con il Nord Ovest particolarmente penalizzato (14 rotte su 23): stop ai collegamenti con la Spagna, confermato l’addio alla Francia, fortissime limitazioni anche verso la Germania. E Nord Est della Penisola irraggiungibile, con i tagli dei voli per Trieste e Venezia-Treviso. Dal 1° aprile si volerà da Alghero verso 9 destinazioni. Da Cagliari le rotte tagliate saranno 8: tra queste, quelle per Genova, Perugia e Torino, mentre sono confermati i collegamenti verso la Spagna e la Francia. Che resteranno anche dopo la rivoluzione d’autunno. Quando invece ad Alghero sarà vera fuga: zero aerei Ryanair nello scalo e appena tre collegamenti con la Penisola. E non con voli a frequenza quotidiana.
Alghero addio. Dopo sette anni si chiude. La base Ryanair di Alghero potrebbe essere un ricordo a partire dal 1° novembre. Per quella data i dipendenti dovranno avere scelto su quale nuova destinazione operare. Quasi tutti avevano immaginato questo epilogo. Perché nella lettera inviata nel novembre scorso la compagnia chiedeva a tutti di indicare una rosa di tre sedi alternative al Riviera del Corallo. La mail sembrava però incoraggiante: la compagnia garantiva che i posti di lavoro sarebbero stati salvaguardati, che nessuno sarebbe andato a casa. E poi c’era una chiusura che faceva ben sperare: il management giustificava i tagli delle rotte dall’isola ritenendoli “un sacrificio necessario per consolidare la presenza della compagnia in futuro”. Dopo quanto annunciato ieri, è evidente che i progetti di consolidamento di Ryanair non riguardavano la Sardegna e in particolare Alghero. Dove ora sono in bilico 225 posti di lavoro.
Aeroporto in bilico. La fuga di Ryanair si intreccia alla vicenda complessa dell’aeroporto di Alghero-Fertilia per il quale è in corso la procedura di privatizzazione della Sogeaal, la società di gestione. Il 75 per cento del capitale azionario è sul mercato (il 25% resterà alla Regione) ma sinora non è pervenuta alcuna offerta. E la ragione è semplice: sull’aeroporto grava il peso dell’incertezza legato alle decisioni dell’Unione europea. Dopo i finanziamenti concessi dalla Regione alle compagnie low cost sulla base della legge 10 del 2010, l’Ue ha aperto una procedura d’infrazione che potrebbe tradursi in una multa salatissima: solo l’aeroporto di Alghero dovrebbe restituire 38 milioni. Ieri l’assessore ai trasporti Massimo Deiana ha detto che i segnali sono incoraggianti ma il verdetto Ue ancora non c’è. Nel frattempo continua la corsa degli imprenditori del Nord Ovest, uniti per evitare la fuga di Ryanair e sedersi al tavolo con tutte le compagnie low cost a discutere di trasporto aereo. Se gli irlandesi confermeranno l’addio, potrebbero aprirsi spazi per chi sinora è rimasto fuori.
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