La Nuova Sardegna

Aumento dell’Irpef, le riserve erariali sono l’alternativa

di Umberto Aime
Aumento dell’Irpef, le riserve erariali sono l’alternativa

Sabatini: «I rincari delle tasse possono essere evitati» Ora la legge dovrà passare anche ai raggi x del Consiglio

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CAGLIARI. L’alternativa all’aumento dell’Irpef c’è. Dopo diverse indiscrezioni, è ufficiale: il centrosinistra vorrebbe utilizzare una parte dei 200 milioni riavuti indietro dallo Stato come riserve erariali non dovute ed evitare che siano i cittadini a pagare poco più di un terzo del disavanzo della sanità milioni. È stato il presidente della commissione Bilancio, Franco Sabatini del Pd, a confermare la strategia a sindacati e imprese. Lo ha fatto – come si legge in una nota dell’ufficio stampa del Consiglio regionale – in una delle prime due giornate con cui è cominciato il giro degli incontri preliminari sulla Finanziaria. Bisognerà vedere se ora la proposta del presidente supererà i vari scogli non solo in maggioranza ma anche quelli tecnici che potrebbero essere diversi.

Il percorso. Un passo indietro per capire. Le riserve erariali sono le imposte che lo Stato incassa ma non gira come le altre alle Regioni. Il motivo è questo: «Sono tasse di scopo necessarie per affrontare casi particolari ed emergenze nazionali», è stato così – ad esempio – con l’ultimo aumento dell’Iva. Ma anni fa la Corte costituzionale ha detto che le riserve non possono essere imposte alle Regioni a Statuto speciale. Alla fine, nel 2014, lo Stato è stato costretto a restituire oltre 200 milioni alla Sardegna. Ma non a costo zero: ha imposto il vincolo che in gran parte fossero utilizzati solo per coprire il debito pubblico regionale e nient’altro. Ma il vincolo tra l’altro a suo tempo non imposto al Friuli – dice oggi Sabatini – potrebbe però cadere subito se prima del varo della Finanziaria, non prima di marzo, il Governo dovesse approvare con un decreto le «norme di attuazione». Sono quelle licenziate lunedì dal Consiglio e con di fatto è stata chiusa la Vertenza entrate con lo Stato.

La spiegazione. Quella sui tempi dell’incastro è molto tecnica, ma Sabatini in commissione l’ha riassunta così: «Una volta che ci sarà il decreto, le norme di attuazione scatteranno dal 2010 (e non a caso la Regione ha avuto riconosciuti 900 milioni di arretrati da quell’anno e fino al 2015) e quindi avranno effetto prima della legge che, quattro anni dopo, ha imposto le riserve erariali alla Sardegna poi annullata dalla Corte». Il percorso ipotizzato in commissione però ha sollevato qualche perplessità negli uffici dell’assessorato al Bilancio guidato da Raffaele Paci. I dubbi sono sui tempi del decreto, perché – fanno sapere dalla Regione – se Palazzo Chigi dovesse firmarlo dopo la Finanziaria, l’ipotesi non potrebbe essere realizzata: le leggi non sono retroattive. A questo punto il confronto sembra essere molto in punta di diritto, ma il centrosinistra nel frattempo ha deciso: le super tasse, Irpef e Irap, dovranno essere azzerate, o come minimo rinviate al 2017. Sulla strada che percorrerà per pareggiare il mancato gettito fiscale restano comunque ancora dubbi e perplessità.

Ultime stime. Anche sull’ammontare del maxi gettito c’è qualche differenza fra il Consiglio e la Regione. Nella proposta della Giunta, l’incasso per l’Irpef maggiorata dovrebbe essere intorno ai 100 milioni, mentre l’ultima proiezione – confermata dalla commissione Bilancio – ipotizza invece non più di 28 milioni dall’addizionale sulle persone fisiche e 50 dall’Irap, l’imposta pagata dalle società. E proprio il minor gettito previsto – a denunciare per primi metà dell’incasso va riconosciuto erano stati i Riformatori – potrebbe addirittura rendere più semplice il trasloco delle ex riserve erariali.

Finanziaria. Nella seconda giornata di audizioni, sono state le associazioni agricole a contestare la manovra: «Mancano – hanno detto da Coldiretti a Copagri – interventi finanziari per agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese. Nel dettaglio – secondo le associazioni – sarebbero «98 su 142 i capitoli di spesa destinati all’agricoltura senza copertura di cassa e quindi è stato tradito quanto dichiarato più volte dalla Giunta: la centralità dell’agricoltura nel sistema economico sardo».

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