Era “su connottu”, facevano tutti così
Quando al palazzo di via Roma arriva un nuovo consigliere regionale, c’è sempre qualcuno che gli ricorda “su connottu”. È la storia della massima assemblea sarda, con le consuetudini consolidate...
Quando al palazzo di via Roma arriva un nuovo consigliere regionale, c’è sempre qualcuno che gli ricorda “su connottu”. È la storia della massima assemblea sarda, con le consuetudini consolidate negli anni. L’ha detto Mario Diana per ribadire come lui, da capogruppo Pdl, abbia solo seguito le regole di “su connottu”: «Si è sempre fatto così» ha ripetuto di fronte alle domande del pm Cocco, quasi che la decisione di rompere “ su connottu” assunta dalla Procura sia stata un’intrusione ingiustificabile. D’altronde era e forse resta quella l’idea che molti onorevoli sardi hanno dell’attività politica: appena la Nuova Sardegna ruppe il silenzio generale sull’inchiesta, l’allora presidente Giacomo Spissu si precipitò all’ufficio del procuratore capo Mauro Mura sventolando il parere di un avvocato, nel quale si sosteneva che il consigliere sardo è soggetto soltanto all’elettorato. Invece c’è pure il codice penale, in base al quale - fino ad oggi - una novantina di onorevoli devono fare i conti con condanne, accuse formalizzate e fastidiose indagini. Di cui, a quanto sembra, non riescono a farsi una ragione. «Erano solo regali» ha ripetuto Diana per spiegare spese che nulla hanno a che fare con l’attività di un legislatore. Nel suo caso quasi 700 mila euro di «regali» acquistati con denaro pubblico, quindi regali dei contribuenti e non del gruppo Pdl. Ma così fan tutti e così forse avrebbero continuato a fare se l’intervento della magistratura non avesse costretto gli onorevoli ad autocensurarsi, cancellando i fondi destinati ai gruppi. (m.l)
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