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Scontro fra Egas e Abbanoa

Scontro fra Egas e Abbanoa

L’ente di controllo chiede atti e documenti amministrativi, la società si rifiuta

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CAGLIARI. Abbanoa è ancora sotto attacco: dopo l’Antitrust e l’Autorità dell’energia e del gas, stavolta è l’Egas - l’Ente di governo dell’ambito della Sardegna - a mettere all’angolo la società regionale che gestisce il servizio idrico con una sequenza di lettere-diffida che lasciano poco spazio alle interpretazioni e che assomigliano a una dichiarazione di guerra. Scrivono il direttore generale Paolo Porcu e il presidente Nicola Sanna: «Il gestore è inadempiente per quanto attiene alla trasmissione degli atti fondamentali di programmazione economico-finanziaria, dei report della situazione economico-finanziaria ed economico-patrimoniale, nonchè dei report della situazione economico-finanziaria degli interventi di competenza dell’ex Ato». È un’accusa pesante, sarebbe come dire che Abbanoa nasconde le carte amministrative e i conti all’ente che la Regione ha costituito al posto della decotta Autorità d’ambito proprio per tenere sotto una stretta e reale vigilanza gli uffici di viale Diaz. In altri termini per esercitare secondo quanto prevede il proprio mandato il controllo analogo, un compito obbligatorio per ogni ente pubblico quando esistono servizi delegati. Qui si parla di servizio idrico, un bene centrale, che Abbanoa sta cercando faticosamente di tenere in piedi tra procedure fallimentari, inchieste giudiziarie, sanzioni e debiti che hanno indebolito fortemente l’immagine della società e inasprito i rapporti con gli utenti.

Ma vediamo come stanno le cose, a leggere lo scambio di note avvelenate. A quella del 21 dicembre scorso il gestore idrico risponde il 28 dicembre, sono quattordici pagine fitte di dati e argomenti tecnici che si possono riassumere così: l’Egas non può controllare Abbanoa perché non corrisponde ai titolari del capitale sociale, che sono gli enti locali azionisti. La conferma - scrivono il dg Sandro Murtas e l’amministratore Alessandro Ramazzotti - si è manifestata nello stop imposto dall’Egas al riconoscimento dei famosi conguagli regolatori 2005-2011 nella misura indicata da Abbanoa, che scrive in conclusione di «esercizio indebito di una funzione propria degli azionisti». La nota di replica è molto dettagliata e zeppa di riscontri giuridici, ma non sembra aver impressionato i vertici dell’Egas. Il 12 gennaio infatti parte un altro missile: rilanciato il proprio diritto-dovere a esercitare il controllo analogo, Egas scrive che «il rifiuto a sottostare a tale controllo suggerisce inquietanti rilievi sulla legittimità del comportamento degli organi che di tale contestazione si fanno portatori». Dopo di che vengono respinti i toni della nota di Abbanoa e si richiamano i dirigenti della società regionale «al dovuto rispetto istituzionale e al dovere di astenersi in futuro da qualsiasi iniziativa che tenti di condizionare, come incautamente avvenuto, il legittimo esercizio di poteri e prerogative della medesima autorità».

Fin qui il carteggio, ma la Regione? L’idea è di risolvere questo ennesimo scontro affidandolo alle valutazioni dell’Avvocatura dello Stato, che dovrebbe stabilire chi ha ragione. Nel frattempo però è arrivata al capolinea la riforma Madia della pubblica amministrazione e appena pochi giorni fa anche i decreti attuativi, che pur ribadendo il diritto-dovere del controllo analogo da parte degli enti pubblici sulle società come Abbanoa sembra circoscriverne i poteri. Insomma, Abbanoa potrebbe avere ragione e l’Egas potrebbe essere costretto a fare un passo indietro. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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