La Nuova Sardegna

Il viaggio di una donna nei territori della memoria

“Mia amata Yuriko”, il Giappone in guerra nel racconto di Antonietta Pastore Straordinaria qualità di scrittura al servizio di una non comune storia d’amore

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Finito il romanzo, Antonietta Pastore rivela quale parte di “Mia amata Yuriko” (Einaudi, 138 pagine, 16,50 euro) sia ispirata a persone e fatti reali, e quale frutto esclusivo della sua arte. A quel punto, però, per il lettore la distinzione non fa più alcuna differenza: se anche il libro che ha concluso fosse tutto parto di fantasia, i protagonisti e gli accadimenti impressi sulla carta gli sono risultati talmente vividi da essere ormai usciti dalle pagine del volume per entrare nella sua quotidianità. E questo è un fatto tanto più meritevole perché il romanzo è ambientato in Giappone, Paese la cui distanza fisica dal nostro e dall’Occidente è ben poca cosa in confronto a quella storica e culturale: la società del Sol Levante ci è ancora aliena, nonostante gli ultimi decenni ce l’abbiano per tanti aspetti avvicinata e resa più decifrabile.

A contribuire a suscitare l’empatia c’è, senz’altro, che la voce narrante (dietro cui si cela l’autrice) appartenga a un’italiana, ma questo di per sé non basterebbe: sono invece la qualità della scrittura e la natura della storia a essere decisive.

La voce narrante, dicevamo: trasferitasi sull’isola di Etajima da dove provengono il marito e la sua famiglia, un giorno riceve dalla suocera un invito a seguirla in visita dalla sorella Yuriko: è così che quest’ultima diventa il centro della narrazione, il personaggio attorno a cui tutto ruota. Rimasta, sola, nella casa dei genitori, ora che è in là con gli anni sembra aver smarrito lo spirito che mostra nelle fotografie del passato: i tratti somatici sono cambiati poco, ma è come se tra la donna del presente e la ragazza di un tempo ci sia appena un lontano legame di parentela.

Cosa può aver indotto un simile cambiamento, si chiede l’italiana. Lo verrà a sapere, almeno in parte, negli anni successivi, e ne ricostruirà così la vicenda. Quando il Giappone è già entrato in guerra, Yuriko conosce Yoshiaki, allievo di un’Accademia navale. I due si innamorano, e solo la possibilità che il giovane sia mobilitato fa sì che i suoi genitori acconsentano a un matrimonio che la società nipponica, per via della grande disparità di ceto, non permetterebbe altrimenti mai.

Dopo l’unione, Yoshiaki viene imbarcato e Yuriko, non avendone notizie da un po’, va a cercare informazioni a Hiroshima: è la mattina del 6 agosto 1945, e l’esplosione della bomba atomica americana la lascia viva per un puro accidente del destino. Il devastante epilogo del conflitto sarà la causa della separazione tra lei e l’amato sposo: ma per una via indiretta, che scopriremo in quello è che il cuore di questo sentito romanzo.

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