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Dal palcoscenico un grido di libertà

di Walter Porcedda
Dal palcoscenico un grido di libertà

I Motus portano in scena a Cagliari “Alexis, una tragedia greca”

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CAGLIARI. Dove sono le nuove Antigone? L'eroina tragica di Sofocle che lotta contro Creonte re di Tebe per dare sepoltura al fratello Polinice, diventata simbolo di libertà, evocata da poeti e teatranti di allestimenti non allineati e anche epici (primo fra tutti quello del Living Theatre) torna in “Alexis, una tragedia greca” di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò per i Motus, compagnia di punta della ricerca nazionale ed europea, fino a domenica scorsa al teatro Massimo per il cartellone di Sardegna Teatro.

L'opera prende le mosse da uno studio sul mito, quasi in contemporanea con la notizia dell'uccisione di un quindicenne greco, Alexis Grigoropoulos, assassinato il 6 dicembre del 2008 da un colpo di pistola sparato da un poliziotto nel quartiere ateniese di Exarchia a forte densità anarchica. Quell'omicidio è la miccia per la rivolta popolare che porterà il Paese ellenico, sull'orlo di una disperata crisi finanziaria ed economica, a un duro confronto con l'Europa, fino alle ultime elezioni politiche che hanno condotto alla nascita del governo Tsipras, anche di lui di nome Alexis. Da Alexis ad Alexis. In mezzo è la zona ribollente che ha dato vita all'indignazione. La stessa che viene indagata con un viaggio in Grecia, in modo lucido e poetico, dai Motus.

Gli amici del giovane Grigoropoulos nei giorni del dicembre 2008, in una lettera aperta, scrivono: «Dove sono i nostri genitori? Dove sono gli artisti? Perché non manifestano? Non siamo dei terroristi, degli “incappucciati”, dei senza volto.... Siamo i vostri figli. Quelli che voi conoscete bene... Aiutateci. PS. Smettetela con i gas lacrimogeni. Stiamo già piangendo».

La domanda dell'inizio diventa così cuore e architrave di uno spettacolo necessario e policentrico. Costruito di azioni e immagini. Video di scontri scaracollati in mezzo al palcoscenico e proiettati su scene e pareti, riportano altri muri (in uno compare una scritta che ricorda Carlo Giuliani, ucciso a Genova durante il G8 del 2001). Al centro, a mettere in corto circuito storie e persone, è Silvia Calderoni, performer magnetica e potente, con una recitazione da ultimo respiro. Rimbalza da un lato all'altro di una scena limitata come un ring. Dentro il suo perimetro si mescolano fotogrammi e rabbia, tavoli che prendono fuoco e neon gialli fosforescenti, fotografie e personaggi. Fisici e virtuali. Attori (Vladimir Aleksic, Massimiliano Rassu, Alexia Sarantopoulou) e testimoni, come lo scrittore ateniese che ricostruisce in una videointervista i giorni dell'ira. E' uno spettacolo borderline, tra dramma brechtiano e teatro documentario e politico che fa convivere l'Antigone di Brecht e l'altra ribelle di Beck e Malina. L'interrogativo del principio assume drammatica intensità davanti al corpo di Polinice/Alexis. I Motus rispondono con una scelta di campo netta fino a lanciare in scena un appello - raccolto da quaranta spettatori che spontaneamente e simbolicamente saliranno sul palco - che invita all'indignazione contro le ingiustizie.

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